“Un paio di scarpe per il lavoro, uno per le mie serate in qualche pub con gli amici di sempre e le solite ciabatte in plastica che mi accompagnano da anni durante estate e inverno” 

Pensavo questo, mentre le osservavo, disposte in fila davanti l'armadio all'ingresso. Onestamente non mi importava acquistarne di nuove, ma come sarei andata a quel matrimonio? con le ALL STAR? Stava diventando una specie di incubo; ogni giorno lo stesso pensiero e mia madre ad assillarmi al telefono…

"Si sposa tuo fratello!!! e tu che devi fargli da testimone stai ancora in alto mare. Sei una donna, ma alle volte mi sembra che ti interessi poco mostrare la tua femminilità" 

Stavo lì, con la cornetta del telefono nella mano destra e lo sguardo fisso nel vuoto, non una sola parola usciva dalla mia bocca. Mi limitavo a guardare il calendario e contavo i giorni che mi separavo da quell'evento, dicendo tra me e me…

"Hai tempo, domani passa dal centro commerciale e vedi che cavolo puoi fare" 

E cosa avrei potuto fare, se non camminare senza meta, in mezzo a tante persone convinte dei loro acquisti in un luogo che tanto odiavo? Forse, se non fossi andata sola, avrei concluso qualcosa. Chiamo mio fratello, una chiacchera veloce e con una scusa banale, gli chiedo di incontrarci. 

“Sorellina che succede?”

“Tua madre mi sta assillando per un paio di scarpe, che ancora non ho preso ovviamente”

“Parli del mio matrimonio?”

“Sì, accidenti”

“Dai, andiamo insieme”

“Dici sul serio?”

“Certo, è da tempo che non facciamo qualcosa tu ed io”

Un sorriso enorme mi illumina il viso e senza rendermene conto, gli prendo la mano, come facevo quando da piccola cercavo la sua presenza per fare una qualsiasi cosa. Sento che la stringe, ricambia quella mancanza, quella lontananza, forse dovuta ai troppi anni accumulati e ai vari impegni che ormai ci fanno incontrare per caso o durante le feste comandate. 

“Allora, che ti metti sabato?”

“Ho preso un abito a tubino blu, la mamma ha insistito”

“Sono sicuro che ti sta benissimo. Guarda qui, queste secondo me sono perfette”

Un sandalo, alla schiava blu cobalto, un po' di tacco, nulla che mi facesse apparire ancora più alta di quello che ero. Guardo i miei piedi allo specchio di quel negozio, mio fratello sorridente.

“Mi stanno bene?”

“Sei perfetta”

Il sabato, avevo portato tutto quello che avrei dovuto mettermi a casa dei miei. Parrucchiera, estetista ed era arrivata l'ora di vestirsi. Siamo tutti pronti. Guardo mio fratello. Bellissimo, raggiante, felice come non mai. La voce del fotografo mi distrae.

“Una foto dello sposo con la sorella”

Mi avvicino a lui, ci guardiamo negli occhi, un flash e quel momento rimase nella storia. Un fratello e una sorella salvati da un paio di sandali alla schiava.

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