Ultimamente non sento più urlare la figlia autistica dei vicini e questa cosa mi è di gran conforto. Nemmeno la dirimpettaia della signora Cecilia sento più trascinarsi lungo il corrimano, sbattendo il bastone sulla ringhiera come fa da 30 anni a questa parte. Saranno stati i ripetuti avvisi esposti in portineria dall’amministratrice o sarà il caldo, fatto sta che questo palazzo sta diventando “quasi vivibile”. Il vecchio giradischi del generale Stelvio suona ancora le canzonette del ventennio ma a un volume più che accettabile rispetto a un paio di mesi fa e pure Carmela ha diradato le sue pulizie del giroscala: una vera conquista visto che per lei era diventata una vera ossessione.

Se Dio vuole, forse è arrivato il momento di chiudere una volta per tutte questo stramaledetto Progetto che da mesi mi assilla.  Non voglio incolpare certo i condomini, di questo lungo trascinarmi a scrivere, rileggere, cancellare, risistemare e riscrivere pagine e pagine senza mai fare un concreto passo in avanti. E' innegabile però il fatto che ora non ho più attenuanti. Ora che tutto si è ridimensionato devo approfittare di questa “pausa miracolosa” e darmi da fare per chiudere tutto entro pochi giorni. Ormai sono agli sgoccioli. 

Questo silenzio sospeso, però, ha talmente dell’irreale che mi sento quasi “spaesato”. Come se fosse tutta una macchinazione dei condomini stessi che si sono coalizzati per darmi del filo da torcere e vendicarsi così di qualcosa che, onestamente, ignoro. Sono quasi sicuro che, a pochi giorni dalla chiusura del Progetto, il casino tornerà più assillante e angosciante che mai, al solo scopo di impedirmi la stesura finale in bella copia. Questo gioco “vittima-carnefice” non mi va giù e resto impassibile per ore davanti al computer impossibilitato a proseguire. Quasi quasi preferivo com’era prima. Almeno “quello” era il mio ambiente, mica questo mortorio asettico e sterile senza un briciolo di vita.

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