Negli ultimi anni è comparsa una nuova figura professionale: il rivenditore di benessere domestico. Non vende più materassi, coperte, barattoli o cuscini, ma soluzioni. Non promette comodità, promette salvezza. Ti parla di materiali naturali, lane miracolose, contenitori che “respirano”, reti che “capiscono il corpo” e oggetti che sembrano sapere di te più di quanto tu sappia di loro. L’acquisto non è mai un acquisto, è un atto di consapevolezza. E se non dormi, non conservi, non vivi meglio, probabilmente è colpa tua.


La sala era lunga e stretta, sopra la Posta.
Faceva un caldo da penitenza: finestre sigillate, aria ferma, odore di tonno e salame.
Il rinfresco, disposto ai lati come altari laici, emanava un profumo di attesa e rassegnazione.
Le luci alogene illuminavano strategicamente un materasso, un topper e una rete motorizzata, come reliquie.
Tre divinità azteche.
Il trio prometteva  "Il sostegno della nuvola e l’abbraccio della memoria ".
Nessuno osava chiedere memoria di cosa.
Eravamo tutti accoppiati, come a una messa nuziale: marito e moglie, fidanzati, conviventi, persino una coppia di ottantenni mano nella mano.
Io no.
A me avevano affibbiato un marito in prestito, perché la vera moglie non poteva, impegnata in una cena aziendale.
Un uomo dal sorriso tremante, con l’alito pesante e lo sguardo di chi avrebbe preferito farsi devitalizzare un molare.
A casa lo aspettava la madre novantaquattrenne, irosa, che aveva già eliminato cinque badanti  e pretendeva di essere messa a letto dal figlio ogni sera.
Lui continuava a guardare l’orologio con l’aria di chi teme di essere dannato in entrambe le dimensioni: quella domestica e quella ortopedica.
Il venditore era alto e magrissimo, con un dolcevita beige, jeans scoloriti e occhialini da topo di biblioteca.
Parlava con voce ipnotica, lenta, di quelle che ti scendono nella spina dorsale come un massaggio cinese.
Si muoveva su un micro-palco improvvisato con passo da prete in processione, lo sguardo dolce e comprensivo, il tono fermo.
"Chi di voi soffre di quei dolori cervicali che vi tengono in ostaggio da anni, anche quando cambiate cuscino, fede o… marito? Vero o non è vero?"
"Vero."
"Chi si sveglia di notte col braccio addormentato e la sensazione d’essere morto da un lato solo? 

Vero o non è vero?"
"Vero."
"E chi, davanti al computer, sente la schiena pietrificarsi come un fossile del Miocene? Vero o non è vero?"
"Vero!" Risposero tutti in un coro devoto.
Lui annuì, soddisfatto.
"È la vita moderna, signori miei. Il male non è la stanchezza, ma la civiltà. Siamo bombardati dalle onde del cellulare, dalla corrente elettrica, persino dal Wi-Fi del vicino che vi ruba la connessione.

E non parliamo poi del grafene tossico che cade dal cielo, delle microplastiche che inaliamo, beviamo e mangiamo, delle vibrazioni di treni, bus e tram e della batteria del figlio di quelli del piano di sopra, quella vera, con piatti, tamburi e tutto, che vi frantuma tutti i chakra umani e immaginari e si abbatte soprattutto qui… alla cervicale!"
Fece una pausa.
"Ma io, con la ditta che rappresento, ho la soluzione. L’unica."
Con un gesto solenne indicò il trittico sacro: un materasso, un topper e una rete motorizzata  "tedesca tecnologicamente avanzata ", disse.
(Traduzione: immortale.)
"Il materasso, in puro lattice portato alla nostra azienda in piroga dalla Malesia e dallo Sri Lanka, ha sette zone di sostegno, come i sette sacramenti. Ma la vera benedizione sta qui, nel topper integrato a schermo totale. Non ci credete, vero o non è vero? E ora io ve lo dimostro."
Estrasse un apparecchio simile a un enorme cacciavite, con lucine rosse e verdi lampeggianti, di quelli che usano nelle trasmissioni americane per rilevare i fantasmi.
Lo agitò nell’aria e lo poggiò sul tavolino di formica.
"Lo sentite? Vero o non è vero? Questo ronzio è il rumore del campo elettromagnetico che vi frigge i neuroni di giorno e di notte. Ma guardate qui come lampeggia!"
Con un balzo felino lo spostò dal tavolino al materasso e l’infame attrezzo tacque.
"Sono le fibre in bio-nano-ceramica", sussurrò con un ghigno. "Un tessuto sviluppato dalla biotecnologia spaziale. Non assorbono solo il calore e l’umidità, ma respingono l’elettrosmog, le influenze negative e vi restituiscono calore per gentile concessione dei raggi infrarossi integrati. Appena vi infilate sotto le coperte siete isolati dal mondo come piselli nei loro baccelli, protetti da ogni interferenza quantica o aliena."
Sorrise.
Un applauso incerto attraversò la sala.
Poi qualcuno, con voce emozionata, disse che il materasso respirava.
Tutti si piegarono in avanti.
Il venditore non batté ciglio.
"È la tecnologia del flusso d’aria, signori miei. Riproduce il respiro umano per cullare i vostri sogni. E i vostri sogni, vi assicuro, saranno puliti come bambini appena nati."
Silenzio.
Era chiaro a tutti che stavamo assistendo a un miracolo con garanzia quinquennale.
Io, che fino a quel momento avevo resistito, dissi per scherzo: "Lo comprerei solo se mi garantisse di non sognare più le bollette. "
Silenzio.
Tutti si girarono.
Un uomo si fece il segno della croce con il piegacollo cervicale, ricevuto come dono per aver partecipato a una serata precedente.
Il venditore mi fissò, pietoso.
"Signora, il sogno è l’unica cosa che non possiamo eliminare. Ma possiamo regolarlo."
E mi mostrò il telecomando della rete motorizzata.
Aveva più tasti di un’astronave.
"Questa solleva, questa inclina, questa vibra. È tedesca: regola il sonno come un orologio svizzero, ma costa di meno… Per lei, oggi, solo 65 rate."
Poi concluse con un sorriso che non ammetteva eresie.
"La salute non ha prezzo. Vero o non è vero?"
A quel punto mi arresi.
Ho comprato un cuscino.
Uscendo, vidi un cartello pubblicitario fatto di nuvolette: "Dormi meglio, vivi meglio."
Pensai: "Oppure no."
Fuori, la luna sembrava un materasso steso nel cielo.
Bianca, gonfia, pronta per il mercato.
E per un attimo ebbi la sensazione che qualcuno, da qualche parte, stesse cercando di venderla.

 

 

 

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