Apro gli occhi e mi guardo intorno.

Pochi mobili, la stanza è piccolissima.

Sono sdraiata su di un divano trasformato in letto, molto comodo. 

La coperta è di lana, caldissima e molto colorata.

E’ stata fatta a mano con avanzi di gomitoli.

Un tavolo con una sedia, una cucina essenziale bianca e pulita.

Tutto è in perfetto ordine, sembra non sia mai stata usata.

C’è una porta alla destra del frigorifero, spero sia  il bagno.

Alle pareti non ci sono quadri e sono bianchissime.

L'unica nota di colore è la coperta.

C’è una porta finestra con delle veneziane abbassate, dalla quale filtra una luce fioca.

Rimango sdraiata, combattuta se aprire prima la porta o capire cosa c'è fuori.

Dentro o fuori?

Chiudo gli occhi perchè sarei comunque costretta ad alzarmi dal divano letto e qua sto tanto bene.

Decido e tocco terra con i piedi.

Non sento freddo ho degli spessi calzettoni di lana e il pavimento è di legno molto chiaro.

Indosso una tuta bianca molto pesante ma sento freddo e mi avvolgo nella colorata coperta.

C'è profumo di legno nuovo.

Non so se è il pavimento o i mobili, ma fa venir voglia di inspirare, quasi fosse balsamico.

Mi dirigo verso la portafinestra, è la più vicina, faccio piano.

Anche perchè non so se dietro la porta ci sia qualcuno o sia realmente il bagno.

Senza alzarle, sbircio dalle veneziane e vedo che si sta facendo giorno.

A destra molto vicine ci sono alte montagne innevate, di fronte molti balconcini e anche a sinistra.

Noto qualcosa di arancione ma non capisco cosa possa essere.

Mi faccio coraggio ed apro.

E' freddissimo, l'aria mi taglia la faccia, il silenzio è glaciale sembra di essere sulla luna.

Le montagne sono ricoperte di tanta neve, nemmeno un albero.

Nessun segnale di vita, il cielo è plumbeo e il mio respiro rimane di fronte a me a lungo prima di dissolversi.

Mi ricordo della macchia arancione che mi ha spinta ad affacciarmi, era sulla mia sinistra e cerco di sporgermi senza uscire.

Non ho il coraggio di abbandonare il legno caldo per delle mattonelle umide e congelate.

Eccolo è l'unico mini balcone con dei panni coraggiosamente stesi all'esterno su di un filo che va da un lato all'altro del muro, molto in alto.

Metto a fuoco e mi chiedo a chi possa appartenere una tuta pelosa arancione con abbinata una vestaglia dello stesso colore.

Se non fosse che mi stanno bruciando le orecchie dal freddo rimarrei qua fuori fin tanto che il proprietario di un abbigliamento così singolare si decidesse a ritirare il suo bucato.

Abbandono l'idea immediatamente e rientro.

Torno sul divano letto che è rimasto parzialmente caldo e cerco di farmi un'idea sulla ipotetica località montana dove sono capitata.

Niente è reale, i miei sensi non collaborano.

Poi era meglio non indagare sulla tuta arancione.

Mi scappa un sorriso, ma non dovrei avere paura?

Non ho memoria, non so chi sono, non so dove sono e come ci sia arrivata.

Non ho sete, non ho fame, ho sentito freddo ma bruciava.

Sono stanca e gli occhi mi si chiudono.

C'è pochissima luce e finalmente mi sono riscaldata.

Mi conforta molto il balsamo legnoso che mi costringe a fare lunghi respiri.

Sarà respirabile l'aria all'esterno?



 



 

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