24 Maggio 2016 
Oggi ho voglia di festeggiare, o forse no. Ho solo voglia di dare un tocco di brio a questa giornata per me un po’ speciale. È come festeggiare il famoso “non compleanno”. Ad oggi sono ben due anni che ogni giorno mi scatto una foto, un favoloso autoscatto, quel tipo di immagine che, oggi come oggi, inizia ad avere un sapore antico, quasi démodé, ma che a me continua a piacere. Ho utilizzato solo rullini da 36 pose che ho fatto sviluppare mensilmente. Di tutti gli scatti che avanzavano non ne ho mai lasciato uno vuoto, per questo troverò intermezzi con foto di pagine di libri che ho letto o di qualche fiore. Ogni mese doveva avere il suo rullino completo e ordinato. La prima, e unica, cosa che facevo quando ritiravo le foto sviluppate, era quella di attaccare sulla busta un’etichetta con sopra scritti mese e anno di riferimento, per poi riporre il tutto, in ordine, nell’apposita scatola da mettere nell’apposito cassetto.
730 giorni fa decisi che non avrei guardato nemmeno una di queste foto, e che lo avrei fatto solo allo scoccare dei due anni. Per il primo anno e mezzo è filato tutto liscio, senza intoppi, ripensamenti o necessità di infrangere le regole, poi ho iniziato ad aspettare con impazienza il momento dell’autoscatto. Avevo sempre più bisogno di quel momento e iniziavo anche ad avvertire la sensazione di voler vedere le foto. Ma no! Avevo deciso che non lo avrei fatto e così sarebbe stato fino allo scoccare del secondo anno. Il fatto di voler infrangere le regole, le mie regole, ma di autoimpormi di non farlo mi faceva sentire forte, ma mi mandava anche in crisi. Era una sorta di conflitto interno di interessi. Era come se il mio io si fosse scisso e la parte buona parlasse con quella cattiva e viceversa. Se avessi ceduto avrei mandato in rovina mesi e mesi di lavoro e mi sarei sentita in colpa come mai prima; il fatto di non cedere faceva si la mia curiosità e la mia impazienza aumentassero sempre più. Mi stavo torturando da sola. Beh, in alcuni momenti davvero non ci capivo niente, poi tornavo in me, nella parte buona del mio io, e tutto riprendeva a scorrere nella normalità. Mi dimenticavo delle foto nel cassetto, dei rullini e delle foto di pagine e fiori.
Curiosità e impazienza posso portarti ad avere aspettative molte alte, ma, in questo caso, che razza di aspettative posso avere? So cosa c’è in quelle foto, ci sono io. So come sono state fatte quelle foto, sono quasi 730 autoscatti. C’è solo una cosa che, forse, ancora non so. Perché l’ho fatto? Due anni fa sono diventata improvvisamente amante della fotografia, o volevo arrivare da qualche altra parte? Dove volevo arrivare? E soprattutto… è mezzogiorno del fatidico giorno, quello a cui ho pensato negli ultimi mesi con smania e insofferenza, e non ho ancora nemmeno tirato fuori le buste dalla loro scatola. Sono stupida. Adesso che posso farlo, non lo faccio. Ieri, a quest’ora, mi ero già scattata la foto del giorno, e ora sono qui inebetita. Mi arrabbio con me stessa. Ho quarant’anni ma mi comporto come una bambina di due anni. Ho finito di fare foto ma l’io scisso è sempre tale e non da cenni di volersi ricomporre. Non ho pace nemmeno adesso. 
Provo a ripensare alle mie foto, a far mente locale per ricordamene qualcuna. Mi ricordo bene le ultime. Mi ricordo anche cosa indossavo, anche perché ho ancora tutti i vestiti appoggiati sul letto. Mi ricordo i colori che si vedono nelle foto, l’ora in cui le ho fatte. Alcune me le sono scattate nel mio giardino durante le prime giornate di sole che iniziano ad insediarsi tra una pioggia e l’altra. 
È arrivata sera, e le foto sono ancora nel loro scrigno.

25 Maggio 2016 
Oggi non posso venir meno al mio dovere. Sono già abbastanza delusa da me stessa per averlo fatto ieri. Oggi non posso. 
Vado dritta verso il cassetto, lo apro, tiro fuori la scatola e la appoggio sul tavolo. Mi siedo difronte e osservo questo oggetto che ormai conosco alla perfezione. Passano interminabili minuti, osservo ma non apro la scatola. Mi vien l’ansia. Ho paura di guardare quelle foto. E se ci trovo qualcosa di cui non mi ricordo e che mi fa star male? E se trovo qualcosa di cui mi ricordo che, invece, all’epoca mi ha fatto star bene e che ora non ho più?

Ho aperto la scatola. Con movimenti veloci, precisi netti. Apro la scatola. Tiro fuori tutte le buste. Voglio la prima, quella del primo mese di due anni fa. Trovata. Perché non l’ho fatto ieri? Perché non ho aperto tutto appena ne ho avuto la possibilità? 
Prendo la prima foto. Non mi riconosco. Ho un sorriso bello, allegro, pieno di gioia. Ero così davvero? Come facevo a sorridere così? A sorridere così tanto?
Prendo la busta con l’etichetta MAGGIO 2016. Tiro fuori la prima foto. La metto vicina a quella che ho tirato fuori prima. In queste due immagini c’è ritratta la stessa persona? No, è impossibile. 
Ecco cosa non mi ricordo. Non mi ricordo chi ero e chi sono. 
Ero una quasi quarantenne felice, a giudicare dal sorriso.
Ora sono una quarantenne. Sono senza ne arte ne parte, mi sono fatta ingoiare e annullare dalla vita di tutti i giorni. Almeno prima avevo un io scisso, ora non ho nemmeno quello. 
Guarderò ogni foto e lo farò con attenzione e dedizione. Voglio capire dove, come e perché è scattata quella molla che mi ha fatto diventare quella che sono oggi: il nulla. Sono diventata brutta, ho il viso scavato, il sorriso è forzato e senza senso.


26 Maggio 2016 
Oggi ho guardato tutte le foto. Ancora non riesco a ricordare chi sono, ma so che in futuro non voglio avere nostalgia di quella che avrei potuto essere e non sono stata. Da oggi riprendo con gli autoscatti. Utilizzerò una Polaroid e ogni giorno guarderò una foto diversa, mi osserverò e capirò nuovi aspetti che fanno parte di me. Non credo esista solo il mio io scisso. Non voglio tornare ad essere quella di due anni fa; quello fa parte del passato. In questi mesi ho accumulato nuove esperienze, nuovi stralci di vita e non posso far finta che questo non sia avvenuto. Ma voglio capire chi sono adesso e chi sarò domani. 
Non posso mica vivere fino all’ultimo dei miei giorni con l’intenzione di voler fare questa cosa, senza poi riuscire a farla davvero.

27 Maggio 2016
Ho deciso che nell'autoscatto si vedrà la mia figura intera.

28 Maggio 2016
Ho le cosce grosse. Da quando sono così? Ma quanto peso?
Le braccia non mi piacciono. 
Non mi piaccio. No.

29 Maggio 2016
Ok, non mi piaccio. Cosa faccio? Voglio tornare come prima.

 

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