Il mio angelo custode mi era stato affidato per sbaglio, come per sbaglio me ne furono assegnati altri sei; quindi, avevo sette piumini volanti del tutto inetti e con un taglio di capelli assurdo, una tonsura ossigenata e un codino infiocchettato tra le scapole.

Vivevo in un monolocale, un vano, e questi sette asessuati pennuti non mi erano di alcun aiuto, anzi litigavano spesso tra loro, più di una volta fui costretto a intervenire fingendo di volerli aiutare mentre invece li pestavo in testa di santa ragione. Dove sbagliava uno grandinava su tutti. Con il manico di scopa li inseguivo per la stanza, cercavo di tirarli giù per poi sbatterli al muro.

Cercavo un’idea per liberarmene. Una volta mi dissero di attraversare la strada, e finii travolto da un gruppo di ciclisti in fuga. Non erano solo angeli inutili, ma brutti e molesti mangiafagioli, e poi tutto quel guano alla vaniglia, quei bastardi mi dissero che era commestibile e dallo sballo celestiale. Sputai anche l’anima soffocato da piume e polvere.

Sette idioti a guardia di me divertivano come idiozia perfino il gibbone adottato dalla vicina. Non li volevo con me, un giorno o l’altro ne avrei venduto le eteree carni ai ristoranti cinesi.

  

Un giorno in cui quelle merdacce piumose si ubriacarono di latte e menta ebbi un’idea, e intanto me li pregustai come grasse fagiane da spennare e cucinare. D’un tratto mi risucchiò la terra, precipitandomi insieme a persone cose animali in un vorticoso annichilire. Chiesi aiuto ai miei angeli custodi. Dopo un giorno da quella caduta inarrestabile atterò ai miei piedi una gracile ripugnante creatura con le ali scotchate. Rantolò una preghiera e disse: Sono tutti morti. Nessuno voleva andare a fare la spesa. Sono andato io allora, che sono sempre stato il più robusto, ormai mi stava nel palmo della mano, ma sono stato preso a bastonate da un sacrestano che aveva appena pulito la chiesa. Un ragazzino mi ha riparato le ali perché non riuscivo a decollare, mi ha scritto il nome che dovrò portare in battaglia, cioè in mezzo agli uomini. E sarebbe? Dimmelo tu, me lo ha scritto in fronte. Angelo del lupanare. Che ne dici? Io ti avrei chiamato Putrido Angelo, o Angelo il putrido di San Pietro, adesso chiudi gli occhi e rilassati. Io ti sbriciolo a martellate. Dammele forti, per dormire. Hai visto ho messo lo smalto al becco?

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