Buonasera e bentrovati qui alla sala Concetta Soffoconi di Roma, io sono Amos Gabbai del settimanale Viatiko e tra poco incontreremo i cinque finalisti del primo premio italiano riservato agli scrittori che si avvalgono, o si affidano – lo vedremo insieme – completamente all’intelligenza artificiale. Non sto a dirvi il numero dei testi che abbiamo ricevuto, amici, una valanga di partecipazioni mai vista. Grazie alla tecnologia però, è stata anche veloce la scelta dei finalisti; già dopo pochi minuti la chiusura degli invii, gli algoritmi hanno reso pubblici i nomi dei cinque fortunati scrAIttori con cui tra poco avremo il piacere di fare una chiacchierata.

Prima di presentarvi i nostri ospiti vorrei però precisare un aspetto che probabilmente non è stato ben compreso dagli iscritti per quanto concerne le linee guida del regolamento e loro, gli organizzatori, mi hanno pregato di soffermarmi su alcuni motivi di esclusione automatica che hanno suscitato tante polemiche nei giorni scorsi: probabilmente, e in buona fede, certi autori hanno proposto racconti che avrebbero potuto suscitare imbarazzo nei lettori più sensibili.

Mi è stato espressamente chiesto di puntualizzare che gli algoritmi non hanno mai, e per nessuna ragione, valutato il talento dei partecipanti ma solo il risultato del loro lavoro, per semplificare: anche un genio deve rispettare le regole e se queste vietano la – diciamo, “disquisizione” – di un argomento, non ci si deve poi meravigliare se il proprio testo viene scartato a priori.

Questo è quanto ragazzi, poi ne potremmo anche discutere, anzi, voi ne discuterete certamente ed è giusto che sia così ma credo che non ci sia modo migliore di inaugurare un premio letterario facendo a meno di tutti quei temi divisivi con i quali, oggi più di ieri, un certo giornalismo tenta di aizzare un malcontento che francamente, magari sbaglio, per carità, non mi pare faccia bene a nessuno. Saremo in molti a pensarla così ma tant’è…

Bene, mi rimane giusto il tempo per fare una veloce carrellata sugli argomenti che, come dicevo, possono aver penalizzato alcuni autori e poi cominciamo finalmente a presentare i finalisti.

Dal regolamento, art. 1) Non si poteva partecipare trattando temi che avessero per oggetto: sesso, morte, odio, politica, antisemitismo, caro bollette, droga, cibo ultra processato, Cuba, piercing e tatuaggi, caro benzina, abuso d’ufficio, femminicidio, rivoluzione francese, armi atomiche, sussidi ai poveri, stipendi, infiltrazioni mafiose, inflazione, giornalismo d’inchiesta, accise, dividendi bancari, sociologia degli inferi, guerra, prostituzione in strada o d’alto bordo, auto blu, alcol, elezioni politiche, rave party, Fabrizio De André, riscaldamento globale e, infine, scuola. Mi dicono che ne ho saltato uno, dov’è… Ah, morti sul lavoro, giusto.

Cominciamo subito ma prima ricordiamo lo sponsor della serata, “Polibibite Fabbroni, dal 1921 create per rinfrescarti le idee”.

Bene. Il primo finalista che vi presento è Adelmo Rai di Fossaquerciano in provincia di Bergamo, 23 anni e lavora nel ramo della razionalizzazione delle risorse umane.

«Benvenuto Adelmo.»

«Grazie, buonasera a tutti signor Gabbai.»

«Allora, intanto ti faccio i complimenti per essere riuscito ad arrivare fin qui, io, e credo molti altri qui in sala si chiederanno con quale approccio sei riuscito ad evitare la tagliola degli argomenti invisi agli algoritmi. Avevi già in testa un’idea precisa di cosa scrivere?»

«A dir la verità no, quando ho scritto il prompt mi sono assicurato di ricordare all’intelligenza artificiale di rispettare le linee guida e poi ho aggiunto due righe affinché il risultato avesse l’impatto che cercavo.»

«E credo che tu ci sia riuscito benissimo dal momento che oggi sei qui con noi! Di cosa parla il racconto?»

«Di uno scrittore in lotta con mille altri per riuscire ad avere visibilità.»

«Scorrettezze incluse?»

«Più che altro solo quelle, direi.»

«Caro Adelmo, potrebbe essere un pochino autobiografico? Scusa la malizia.»

«Potrebbe sembrarlo ma in verità il testo è stato prodotto interamente dall’intelligenza artificiale, avrà immaginato lei cosa fosse meglio scrivere e su cosa sorvolare per arrivare al miglior risultato.»

«Però, scusa se puntualizzo, vogliamo ricordare che tu sei pienamente responsabile del testo che hai inviato? È importante ribadirlo.»

«Sì sì.»

«Ecco, adesso però moriamo di curiosità, qual è il titolo?»

«Inutile piangere sul latte scremato.»

«Bello, ce ne parli?»

«L’incipit della storia racconta di un lattaio che sta maneggiando bottiglie di latte che lui, al consorzio, ha pagato per latte intero; quando poi una di queste gli sfugge di mano e si rompe, nota con stupore come il latte si spanda velocemente sul pavimento. A quel punto capisce di essere stato fregato e così innesca una guerra assieme a tutti i lattai che hanno ricevuto la stessa fornitura dal consorzio. Poi non vado avanti altrimenti non ha più senso leggerlo.»

«Ma sai che lo trovo interessantissimo? Mi sfugge un particolare però… Cosa c’entra lo scrittore che lotta per la visibilità con il lattaio?»

«Niente, credo che sia stata un’allucinazione dell’intelligenza artificiale ma l’importante è che in fin dei conti ora io sia qui.»

«E sei davvero qui Adelmo, allucinazione o no ci sei riuscito!»

«Questo è quello che conta signor Gabbai.»

«Bravo, ti faccio i miei migliori auguri Adelmo ma ora sai, devo dedicare un po' di quella visibilità anche ai tuoi concorrenti, ho dei tempi da rispettare purtroppo.»

«Non c’è problema signor Gabbai e poi lo so, il tempo oggi è tiranno un po' con tutti credo, io per esempio, per riuscire a venire qui ho dovuto chiedere un giorno di permesso sul lavoro.»

«Quindi oggi non hai potuto licenziare nessuno.»

«No, qualcuno almeno oggi non piangerà.»

«Ma non ti piace il tuo lavoro? Tagliare il personale è un’esigenza per tante imprese in crisi…»

«Ma no, dicevo così per dire perché di solito non ho la possibilità di staccare per 24 ore filate ma son certo che domani mi rifarò con gli interessi signor Gabbai.»

«E quando non ci sarà più nessuno da lasciare a casa cosa farai? Ci hai già pensato?»

«Per adesso no, anche perché devo farne licenziare ancora più di 600 e credo che in questo momento sia più giusto concentrarmi sui tanti esuberi che pesano sull’azienda, il lavoro è tanto e i superiori scalpitano.»

«Magari sarai lasciato a casa per ultimo.»

«Beh, se fosse così farebbe curriculum…»

«Che simpatico, bravo, lo ripeto, bravo Adelmo. Vedere un ragazzo tanto giovane con una così ferrea etica del lavoro fa ben sperare che molti altri giovani capaci condividano il tuo percorso professionale. Grazie davvero Adelmo, mi permetto di dirlo anche a nome dei tanti che oggi non trovano il coraggio di manifestare il loro libero pensiero in favore di quel brillante volano economico che ci ha portato all’attuale prosperità, grazie ancora Adelmo.»

«Dovere signor Gabbai, e viva l'intelligenza artificiale!»

«E viva l’intelligenza artificiale, sante parole, sante parole…»

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