La Bilancia di Themis, che fino a quel momento era stata solo un concetto filosofico nel banchetto nuziale dell'Olimpo, trova finalmente il suo corpo fisico in cielo. I Romani prendono lo strumento della Titanide, lo strappano dalle mani della mitologia e lo trasformano nel monumento eterno del Diritto Romano e della Pax Augusta. Il segno che non esisteva è diventato, infine, il custode dell'equilibrio del mondo.

Nella storia del pensiero occidentale, il simbolo della Bilancia ha vissuto una doppia vita, muovendosi costantemente sul filo del rasoio tra la scienza del cielo e la filosofia della terra. Se nell'astronomia antica questo strumento era stato faticosamente "fabbricato" nel firmamento dai Romani per celebrare l'equinozio d'autunno e la stabilità dell'Impero, nella storia dell'iconografia successiva la Bilancia si è emancipata dalle sue stelle, frammentandosi in mille rivoli culturali.

 

Come la bilancia stessa nella sua stilizzazione geometrica.

 

Come il Sole che tramonta esattamente sulla linea dell'orizzonte nel giorno dell'equinozio.

 

Come il ponte di collegamento, lo spazio intermedio, che connette la costellazione della Vergine a quella dello Scorpione.

Il suo glifo astronomico, d'altronde, porta il segno del destino: una linea orizzontale sormontata da un arco che ricalca fedelmente la lettera greca Omega. Non è un caso. L'Omega è la fine dell'alfabeto, il sigillo del tramonto, il momento esatto in cui il Sole tocca la linea dell'orizzonte e la luce muore. Nei trattati di astrologia ed ermetismo, quel segno diventa un ponte sospeso nel vuoto: lo spazio intermedio, l'istante del giudizio che connette la purezza della Vergine alla minaccia dello Scorpione. Nelle antiche scuole misteriche, l'asse zodiacale Ariete-Bilancia rappresenta proprio l'asse Alpha-Omega: se l'Ariete richiama la forma della lettera alpha minuscola e rappresenta il Big Bang della vita, la Bilancia è la fine, il bilancio finale prima del buio.

 

Ma è sulla Terra che la Bilancia trova la sua vera istituzionalizzazione, ancorandosi indissolubilmente alle mani della matrona romana Iustitia e ai luoghi fisici del potere imperiale.

 

La metamorfosi romana: la matrona Iustitia e lo spazio del Tribunale

 

Quando l'archetipo greco di Themis sbarca a Roma, subisce una mutazione radicale. Non è più una Titanide ancestrale che fluttua nell'Olimpo: diventa Iustitia, una personificazione augustea, una matrona romana dallo sguardo fisso, austero e severo. Nell'arte e nella statuaria classica, questa divinità dello Stato non siede a terra, né cammina tra gli uomini: è rigorosamente seduta e sopraelevata.

Questa postura non è un caso, ma una precisa dichiarazione politica ed estetica. La Giustizia deve guardare i sudditi dall'alto verso il basso per garantire l'imparzialità e l'autorità del verdetto. Questa pedana rialzata, su cui sedevano i magistrati romani (i tribuni), prese il nome di tribunal. Da qui nasce la parola tribunale: lo spazio fisico della legge è, per definizione, un luogo sopraelevato.

Tuttavia, prima che il termine "tribunale" indicasse l'intero edificio, i Romani celebravano i processi e amministravano gli affari in monumentali spazi pubblici coperti presi in prestito dal mondo ellenistico: le basiliche (dal greco basiliké, letteralmente "la sala del Re").

 

La basilica romana non era un luogo di culto, ma il cuore pulsante del diritto e del commercio. Architettonicamente, era una grande sala rettangolare divisa in navate da file di colonne. Nella maggior parte delle basiliche più antiche, come la celebre e monumentale Basilica di Pompei, la parete di fondo era dritta, geometrica e austera. Ed era esattamente lì, addossato a quel muro di fondo, che si stagliava il tribunal monumentale: una tribuna sopraelevata e rettilinea su cui sedeva il magistrato. Da quella posizione sopraelevata, il giudice dominava la folla, incarnando lo sguardo ieratico e inflessibile della Iustitia di Stato.

 

L'assimilazione cristiana: dalle Basiliche del Diritto alle chiese di Dio

 

Ma la storia è fatta di furti sacri. Quando l'Impero Romano comincia a crollare sotto il peso dei secoli e il Cristianesimo sorge dalle catacombe, i primi cristiani si trovano davanti a una tabula rasa architettonica. I vecchi templi pagani sono insanguinati dai sacrifici, troppo angusti per contenere il popolo del nuovo Dio.

Allora, con un'operazione di furto concettuale di spietata bellezza, i cristiani occupano le basiliche romane, i luoghi del tribunale.

 

Non fu una scelta di ripiego, fu un urlo di guerra teologico. Sostituendo il magistrato imperiale con il sacerdote e il tribunal laico con l'altare, i cristiani gridavano al mondo pagano: "I vostri giudici sono polvere. Il nostro Dio è l'unico vero Re, e la sua casa è l'unico vero tribunale. Il mio Dio è colui che siede nel Giusto". Ogni volta che oggi entriamo in una chiesa e camminiamo lungo la navata verso l'altare, stiamo calpestando i fantasmi degli avvocati, dei pretori e dei condannati di Roma antica. La giustizia di Dio si era appropriata, mattone dopo mattone, delle prigioni degli uomini.

 

Il prestito medievale: l'Arcangelo Michele e l'origine della Spada

 

Con il crollo definitivo dell'Impero e l'ingresso nel Medioevo, la bilancia subisce l'ennesimo passaggio di consegne. La Chiesa, consolidata la sua struttura basilicale, ha bisogno di figure forti che amministrino questa giustizia divina. È qui che la bilancia viene sottratta alle matrone romane e consegnata a una delle figure più potenti della corte celeste: l'Arcangelo Michele.

Personalmente trovo quest'opera di transizione simbolica di una forza incredibile. I simboli che il genere umano necessita non vanno modificati vanno solo posti in MANO DIVERSA

Scopriamo insieme la terza parte

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