Penso a te che sei qui seduto fianco a me sul treno, perché non posso fare a meno di percepire la tua presenza lontana, perché vieni da un altro mondo e il nostro destino è questo di sfiorarci, senza che un contatto ne scaturisca, senza che una scintilla possa scaricarsi tra noi e accendere un qualsiasi fuoco, un qualsiasi movimento, una qualsiasi relazione.

Non è destino che noi ci si incontri, non è destino che ci sia fra noi un tratto di identità reciproca, ma non è destino nemmeno che noi ci si ignori, perché ora le traiettorie delle nostre presenze sono così vicine, e forse potrebbero scontrarsi ma non accade, siamo qui seduti da ore senza che nessuno dei due trovi occasione o desiderio di rompere il sottile strato d’acciaio che separa le nostre vicinissime distanze. 

Basterebbe dire una parola, una sola parola, perché un mondo intero si costituisse. Ma nessuno dei due la dice, forse non c’è, non è disponibile in questo momento, non ne abbiamo. Sono possibili solo movimenti fatti per ignorare, come se si potesse non esserci, mentre in realtà siamo qui. Ci sfioriamo e non ci incontriamo.

È questo il segreto di oggi. Io ti penso e tu non rispondi. Perché?

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