Come fa il segno dell'equilibrio e della giustizia a essere un'invenzione artificiale e tardiva? 

Per capire la Bilancia dobbiamo scavare nel tempo prima del tempo, quando l'universo era governato dai Titani. Themis (Temi) non è una divinità olimpica comune: è figlia di Urano (il Cielo) e Gaia (la Terra). Lei non rappresenta la giustizia dei tribunali umani, ma la Legge Divina stessa, l'Ordine Naturale, l'equilibrio che impedisce al caos di inghiottire il cosmo.

 

L'ascesa al trono al fianco di Zeus

Quando Zeus scatena la Titanomachia per rovesciare il padre Crono, si trova davanti a un bivio: distruggere tutto il vecchio mondo o salvarne le fondamenta.

In questo vuoto di potere, il giovane Zeus si ritrova re, ma sa che la sua vittoria è fragile. La storia del mito greco è una catena di parricidi, e la paranoia del tradimento gli morde lo stomaco.

​Per mettere in sicurezza il suo trono, Zeus adotta una strategia geometrica, divisa per generi: i fratelli Titani maschi devono essere annientati, schiacciati e confinati nei meandri del Tartaro; le sorelle Titanidi, invece, vanno "assimilate".

La prima a cadere in questa rete è Metis, la Titanide dell’astuzia, del senno e della tattica predittiva. È lei che ha fornito a Zeus l'intruglio per far vomitare a Crono i suoi fratelli; è lei la mente grigia della rivoluzione. Una profezia sussurra che il figlio nato da lei sarà più forte del padre e lo detronizzerà.

​La risposta di Zeus è letterale e cannibale: attira la Titanide con un gioco di metamorfosi, le ordina di trasformarsi in una goccia d'acqua e la inghiotte viva. Zeus assimila l'astuzia nel proprio ventre (da cui poi nascerà Atena, la dea della strategia bellica).

Sistemata l'astuzia, Zeus ha bisogno della storia. Si unisce così a Mnemosine, la Titanide che incarna la Memoria, l'archivio vivente di tutto ciò che è stato prima del tempo. Zeus si accoppia con lei per nove notti consecutive.

​Da questo legame nascono le nove Muse, le custodi delle arti e del racconto storico.

Prima del colpo di Stato definitivo, Zeus colonizza la linea di sangue delle Titanidi legata ai misteri dello spazio e della notte. Si unisce a Latona (Leto), figlia di Ceo e Febe. Non è un legame di assetto politico come sarà quello con Themis, ma una pura razzia biologica: Zeus estrae dal vecchio mondo l'eccellenza generazionale per metterla al servizio dell'Olimpo.

Dal grembo di Latona fa nascere Apollo e Artemide, appropriandosi così del controllo del Sole e della Luna, del giorno e della notte. Sottomettendo Latona, Zeus non solo strappa ai Titani il dominio sui corpi celesti.

 

THEMIS il Matrimonio che congela il Futuro

​Se Metis andava inghiottita perché la sua furbizia era eversiva, Themis non corre questo rischio. La sua natura è intrinsecamente conservatrice, è la ricerca dell'equilibrio geometrico del cosmo. Sposarla è il colpo di Stato morale definitivo: Zeus ci mette la Forza grezza del fulmine, Themis ci mette il Diritto. Il Re degli Dei smette di essere un generale golpista e diventa un sovrano legittimo.

​A questo banchetto nuziale, Themis non porta in dote armi, ma le infrastrutture invisibili del mondo. Dal suo grembo nascono le:

  • Le Ore (Eunomia, Dike, Eirene): La Legalità, la Giustizia umana e la Pace. Le stagioni dello Stato che garantiscono l'ordine sociale.
  • Le Moire (Cloto, Lachesi, Atropo): Le filatrici del Destino. Con una mossa teologica senza precedenti, Zeus diventa il padre del Destino stesso. Da quel momento, il fato non è più un caos cieco o una sfortuna casuale, ma è sottomesso alla legge morale di suo padre e sua madre.
  • Lo spazio intermedio dell’Equinozio – L’anomalia degli undici segni

Nonostante la Bilancia morale di Themis fosse la colonna vertebrale dell’Olimpo, per i Greci quel segno zodiacale in cielo non esisteva.

Nello zodiaco greco classico i segni erano soltanto undici. Lo spazio astronomico che oggi attribuiamo alla Bilancia – quel settore intermedio compreso tra la Vergine e il Sagittario – era una terra priva di equilibrio, un territorio d'ombre dominato da una creatura alquanto spaventosa: lo Scorpione.

Gli astronomi ellenici chiamavano quel gruppo di stelle semplicemente Chelae, Lo Scorpione mitologico era una bestia talmente estesa da occupare due intere porzioni di zodiaco, allungando i suoi arti stellati fino a sfiorare i piedi della Vergine.

E qui il paradosso si fa ancora più fitto, perché la Vergine in cielo altri non è che Astrea, la dea dell'innocenza e della purezza. Ed è qui che il cerchio mitologico si chiude: Astrea è la figlia di Themis. Madre e figlia, la giustizia divina e la giustizia morale, si trovavano già fianco a fianco nel firmamento. Astrea (la Vergine) brillava nel cielo dopo essere fuggita dall'Età del Ferro, ma era una giustizia a metà, mutilata: le mancava lo strumento con cui misurava il cuore degli uomini. Accanto a lei non c'era la bilancia di sua madre Themis, ma le armi tese e minacciose del predatore che ne insidiava i confini.

Eppure, quel vuoto geometrico tra le chele nascondeva un segreto naturale potentissimo: era il punto esatto in cui avveniva l'equinozio d'autunno. Quando il Sole transitava in quel quadrante, la notte e il giorno raggiungevano la stessa identica durata. La luce e il buio erano in perfetto, millimetrico equilibrio. Il palcoscenico naturale era pronto, l'archetipo di Themis vibrava nel cambio di stagione, ma il cielo mostrava ancora solo le armi tese di un predatore. Mancava l'atto politico che traducesse il mito in costellazione.

 

La chirurgia celeste di Roma e il "Falso" Katasterismo

Il passaggio fondamentale avviene nel I secolo a.C., e non ha nulla a che fare con la poesia greca, ma con il pragmatismo e la propaganda di Roma. Nella tradizione mitologica greca, le costellazioni nascono quasi sempre per katasterismos, Il caso della Bilancia è l'esatto contrario: il è un’invenzione geopolitica! La Bilancia non è volata in cielo; è stata letteralmente fabbricata a tavolino dagli astronomi e dai poeti romani all'epoca di Giulio Cesare e di Augusto.

I Romani, ossessionati dal concetto di Iustitia, di ordine statale e di diritto written, non potevano tollerare che il momento sacro dell'equinozio – il simbolo dell'equilibrio perfetto – fosse rappresentato dalle chele velenose di un mostro.

Così, con un atto di vera e propria "chirurgia celeste", i Romani recidono le chele dello Scorpione. Costringono l'animale a fare un passo indietro nel firmamento, liberando lo spazio intermedio. In quel vuoto artificiale inseriscono l'unico oggetto inanimato di tutto lo zodiaco: la Bilancia.

I due piatti dorati della Bilancia (Libra) appaiono incastonati e quasi forzati all'interno delle lunghe braccia dello Scorpione (Scorpio). Non è una coesistenza pacifica, ma una sovrapposizione geometrica: la Bilancia scansa le chele del mostro, rubandogli lo spazio e spingendolo indietro nel firmamento.

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