Nigredo

Era calata una notte scura senza luna. Lui stava percorrendo il sentiero nel bosco con l'istinto di un animale selvatico.

Il maestro gli aveva appoggiato la mano sulla fronte ed era rimasto in silenzio ad occhi chiusi a pregare. Alla luce di una candela gli aveva indicato la porta e lo aveva invitato ad uscire nell'oscurità. Lui aveva lasciato la casa senza rimpianti sapendo che non vi avrebbe più fatto ritorno.

Aveva camminato a lungo avvolto dalla notte. Ad un tratto aveva udito il rumore di rami spezzati ed aveva avvertito la presenza di qualcosa che popolava il bosco. Se fosse stato solo, se non avesse avuto la sua guida che tranquilla riposava sulla sua spalla, avrebbe ceduto al terrore.

Nel buio percepiva al suo fianco la profondità del male che lo chiamava a sé. Pian piano quel richiamo era diventato un invito insistente, conturbante, una malia di sirene: l'unica cosa certa in quel nero infinito.

Sfilavano davanti ai suoi occhi i momenti cocenti della sua vita: il tradimento del fratello, l'abbandono della moglie, la morte dei genitori, la malattia del figlio. La sua malattia.

Il dolore lo aveva sommerso e lo spingeva sempre più a fondo.

In quel mare che toglieva il respiro, che creava spaventosi mostri, aveva dato un colpo di reni ed era riemerso in superficie. Nuotando col solo pensiero della riva, aveva raggiunto una spiaggia e lì, lambito da acque più chete, aveva trovato riposo.


 

Albedo

Si era svegliato nel momento in cui il sole, con la malizia di un Narciso allo specchio, si era palesato all'orizzonte .

Lui, sereno, si era lasciato scaldare dai suoi raggi ed aveva indossato vesti leggere. La sua guida, strisciando, era risalita lungo la sua schiena, lunga la nuca e, serpente dorato, si era sporto sulla sua fronte a fissarlo negli occhi.

Pioniere di un nuovo mondo, aveva ripreso la via.


 

Citrinitas

Ora la sua guida aveva puntato sibilando verso la collina che si ergeva dinanzi a lui.

Un bianco sentiero si insinuava tortuoso sul dolce pendio. Verdi prati costellati del giallo dei fiori si estendevano lungo il cammino.

Una brezza leggera cancellava gentile le orme del suo passaggio: solo l'anima ne avrebbe serbato il ricordo.

Lui levava preghiere al divino, ascoltava le voci del mondo e volgeva lo sguardo alla meta.


 

Rubedo

Sulla cima ardeva il sublime fuoco del tempio cui ogni anima anela e lui, circondato da moltitudini di altri spiriti erranti, aveva varcato la soglia con piede sicuro.

Lapilli di un vulcano nascosto avevano incendiato il suo cuore e fuso la sua guida fedele.

Ora, prezioso gioiello, riluceva al bagliore del giorno.

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