Giovanna fissava l’interno del bar, un piccolo bar in una piazzetta nei vicoli intersecati della città di Trieste, mentre lo cercava con lo sguardo. Voleva godere tutto dell’attesa prima di incontrarlo. Ed eccolo, ad un tavolino in un angolo nascosto della saletta, lontano il più possibile da sguardi indiscreti.

-È vecchio, perché io rischio tanto?- Questo il primo folle dubbio che le si era affacciato alla mente- - Ora scappo torno alla vita reale, ai reali legami-.

Prima che tutto il pensiero prendesse forma nella sua mente, lui si era voltato verso di lei  e l’aveva guardata come sempre, con gli occhi brillanti di mille colori che danzavano nella melodia del loro amore. E così il mondo intorno si era fermato e Giovanna gli era volata accanto. Con gli occhi negli occhi e le mani che si sfioravano impercettibilmente, a stento diedero al cameriere le ordinazioni.

Esistevano solo loro e la loro voglia di stare insieme. Erano l’uno per l’altro maestra e allievo in un continuo scambio di dare e avere. Dopo sette anni di amore clandestino e con trent’anni di differenza anagrafica non si bastavano mai.

Quel loro amore era cresciuto passo dopo passo custodito come una creatura fragile e indispensabile. Avevano riempito loro stessi uno dell’altra come vasi comunicanti e avrebbero continuato a farlo per molto tempo ancora. Dopo ogni incontro ne avevano sempre un po’ più consapevolezza. Non ci sono tempo né dimensione  per due anime affini che si incontrano e vivono la loro verità.

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