C’era una volta…

…nel bel mezzo dell’oceano e invisibile ai più moderni mappamondi e sconosciuto perfino alle carte nautiche più dettagliate, un isolotto dal nome Arza.

Quest’ultimo era davvero un piccolo e silenzioso isolotto – tutto circondato da una bianca e sorridente spiaggia, sopra la quale le palme più belle e più alte della terra da sempre sfilavano e dimoravano felici.

La bianca e attraente spiaggia era talmente bella da far venire i brividi d’invidia a tutte le altre spiagge sparse qua e là in mezzo all’oceano.

Era così bella che i gabbiani di tutto il mondo andavano a visitarla continuamente e, a turno, la fotografavano e la lodavano ogni qualvolta sempre più.

“È fantastica”, commentava un gabbiano.

“Più che fantastica è favolosa”, strillava un altro gabbiano.

“Non è né fantastica né favolosa, è fiabesca!”, urlava ancora un bianco e saccente pennuto al suo passaggio.
In mezzo alla spiaggia un sasso in dormiveglia riposava sulla sabbia ascoltando le dolci note strimpellate dal suo amico mare.

Non era un comune sasso. Era un giovane sasso ed era il più bello tra i sassi.

Di un castano scuro e con tanti riflessi bronzati, amava quella spiaggia e amava poltrire intiepidito dai raggi del sole.

Ogni mattina all’alba, la grande e simpatica palla di luce si specchiava sul cristallino mare di guardia ad Arza e, pettinando i suoi lunghi raggi, dava il buongiorno al giovane sasso.

“Buondì sasso” – tuonava il sole – “quando mi farai conoscere la tua morosa?”

“L’amore è una cosa seria, non è né un passatempo né un gioco”, rispondeva a tono il giovane e retto sasso – “quando incontrerò l’amore della mia vita, sarai il primo a saperlo”

Al giovane sasso non mancavano mica le occasioni: la ghiaia e la pomice da sempre facevano a gara per contenderselo, ma lui nulla – era duro proprio come un sasso!

In fondo al mare cristallino tante alghe di un verde smeraldo danzavano con maestria pura.

Erano tanto belle e brave che tra i pesci c’era la fila per ammirarle – un cavalluccio marino faceva da coreografo mentre un lumacone di mare con le proprie antenne dirigeva lo spettacolo.

Un giorno come un altro però, improvvisamente e nel bel mezzo di un pomeriggio sereno e silenzioso, ad Arza si udì il suono di una sirena. E che sirena!

La ghiaia, la pomice e tutti i sassi della spiaggia tremarono dallo spavento talmente fu forte quel suono di tromba che le palme drizzarono le foglie e i granchi fuggirono a zampe levate in acqua.

Una nave, una grande nave dai colori pastello e dalle vele talmente grandi da oscurare il sole, si era persa nell’oceano. E a forza di girovagare e girovagare, girovagare e ancora girovagare in cerca di terra ferma, era riuscita in un modo o nell’altro a trovare il piccolo e tranquillo isolotto e stava per attraccare a esso tra la paura e lo stupore degli abitanti.

I sassi, le palme e tutti quanti in coro, esclamarono a gran voce:
“oh perbacco... abbiamo visite!”

Quest’ultimi non erano mica abituati a ricevere visite e ancor meno da parte degli umani.

Una scialuppa a strisce bianche e blu con alcuni uomini sopra arrivò sulla paradisiaca spiaggia e scesi quest’ultimi in riva, cominciarono a perlustrare l’ansioso isolotto.

Non sembravano ostili – avevano sorrisi, sguardi buoni e cappelli, binocoli e macchine fotografiche al loro seguito.

Tra i turisti inaspettati c’era anche una bella bambina dagli occhi azzurri e con le trecce lunghe e dal colore dorato – talmente dorato da sembrare delle enormi collane di oro massiccio. Tanto esse luccicavano che i raggi del sole quasi schiattarono d’invidia.

La bella bambina non appena affondò i propri piedi sulla soffice e pura sabbia, si tolse le scarpe e cominciò a correre a più non posso.

“È bellissima!”, urlò a più non posso alla propria madre che stava seduta su uno scoglio anch’ella ammaliata dal piccolo isolotto.

Quella bambina era davvero così bella tanto che il giovane sasso fu colpito immediatamente – e per la prima volta in vita sua si innamorò di colpo perdutamente a prima vista.

Non aveva mai provato una tale attrazione e sperò in cuor suo di poterle stringere quantomeno la mano.

Il fato, come si sa sempre attento e birichino, ci mise lo zampino anche quella volta. E così in men che non si dica scrisse l’intero copione.

La bella bambina tra una corsa e l’altra inciampò proprio sul giovane sasso – e caduta in terra rovinosamente, rotolando come una palla ubriaca, si alzò inviperita e incollerita come un’oca.

Non sembrava più quella adorabile e allegra bambina di pochi minuti addietro e, individuando la causa della sua comica caduta, andò dritta dritta verso l’oramai timoroso e mortificato sasso.

Con uno scatto felino lo prese in mano e guardandolo con disprezzo e rabbia, lo scagliò con tutta la propria forza lontano oltre il cielo!

Il povero sasso, addolorato e dolorante come mai, ruotò nel cielo come una rondine di primavera – volteggiò la prima, la seconda, la terza volta e così via talmente fu forte il lancio.

Un gabbiano tentò invano di salvarlo, ma nulla: gli sfuggì dal becco.

Intervenne anche un pesce uccello, cercando di attutire la caduta, ma fallì anche esso – il tiepido sasso cadde in acqua come un masso senza vita. Si inabissò nell’oceano e si ritrovò al freddo come mai lo aveva provato in vita sua e con il cuore spezzato.

Qualche pesce di passaggio notò la sua tristezza e la sua disperazione ma non poté aiutarlo più di tanto.

Non era abituato a quelle fredde temperature e ancor più con un cuore a pezzi.

Aveva creduto negli umani, aveva donato loro l’amore e aveva ottenuto solo lacrime e dolore.

L’amico sole oramai riusciva a vederlo più che sentirlo.

Era rimasto solo proprio come un sasso, congelato come un ghiacciolo e con il cuore in frantumi – il povero sasso da lì a poco sarebbe morto. Tanti pesci si radunarono attorno cercando di riscaldarlo, di trarlo in salvo. Tentarono invano di riportarlo a galla, ma nulla, era troppo grosso per la loro bocca.

Un’alga però, improvvisamente e nel bel mezzo delle piroette, incuriosita da tanta triste baraonda volle farsi spazio tra i pesci per vedere l’accaduto. E notato il triste e moribondo sasso, d’un colpo come per magia se ne innamorò perdutamente. Lo raggiunse e lo abbracciò scaldandolo intensamente.

Il sasso provò lo stesso tepore che aveva provato precedentemente sulla spiaggia, e riaperti gli occhi oramai spenti, vide chi lo abbracciava. Chi lo aveva salvato.

Stavolta però non era il sole. Era l’amore – il vero amore!

Alga e sasso si sposarono in fondo al mare e vissero per sempre felici e… abbracciati.

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