Il signor Goren fu svegliato alle due in punto. 

Succedeva ormai da un bel po’ di tempo. Tutte le notti.

Quel rumore che arrivava dall’appartamento sopra il suo era puntuale e sempre uguale a se stesso, come se non volesse mostrare alcun cedimento nel tempo. Due colpi secchi e decisi sul soffitto, proprio sopra il suo letto, dopodiché la notte tornava silenziosa e immota fino al mattino. 

Ma tanto bastava a rovinare il già leggero e tormentato sonno del vecchio, che solo alle prime luci dell’alba, e non sempre, riusciva a richiudere occhio.

Vicino al letto, appoggiata alla parete, il signor Goren teneva una scopa. 

Era stato il suo vecchio compagno d’armi Sartok a consigliargliela.

“Tienila vicino al letto e ripagali con la stessa moneta, appena arrivano i due colpi dall’appartamento di sopra, tu rispondi con altri due bei colpi sul soffitto!”

Non lo aveva mai fatto. 

Si era messo la scopa vicino al letto tanto per accontentare in parte Sartok, ma al momento di rispedire i colpi al mittente il vecchio Goren, docile e remissivo, lasciava perdere. Il massimo della sua ira si esprimeva nell’agitare un pugno chiuso in direzione del soffitto. 

Non aveva mai visto l’inquilino del piano di sopra, anzi, sembrava non esistesse nemmeno. Probabilmente, pensava Goren, abbiamo degli orari incompatibili. Non era poi così improbabile, si diceva. Ricordava che in gioventù accanto al suo appartamento per un certo periodo aveva abitato una guardia notturna e se si escludevano quelle poche volte che s’erano incrociati sul pianerottolo, mentre lui usciva e l’altro rientrava, non c’era stato altro. Nemmeno una parola.

E non poteva nemmeno salire per protestare, il vecchio Goren. Troppe scale e troppa fatica avrebbero messo a dura prova il suo già debole cuore.

E così, suo malgrado, dovette rassegnarsi a quel rumore che puntuale ogni notte lo faceva sobbalzare nel suo giaciglio.


 

Il cimitero di Subillion era uno dei più grandi dell’intero paese, e anche uno dei più antichi. 

I “residenti” di quel sacro campo erano tutti, o quasi, veterani delle ultime due guerre. 

Usanza voleva, in rispetto a cotanta onorabilità, che ogni giorno alle due in punto, in onore dei defunti pluridecorati, venissero sparati due colpi di cannone a salve a ricordare i due conflitti che erano stati teatro delle gesta gloriose degli estinti del luogo.

Il vecchio Goren, seppellito con la sua spada di ordinanza al suo fianco, aveva l’unico torto di confondere la notte con il giorno.


 

fine

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