Non sono una persona nostalgica. Lo dico spesso e lo ripeto soprattutto in alcune situazioni. Però ci sono tante cose che mi mancano e che nostalgia me ne fanno provare davvero, e tanta pure. Mi manca mia nonna Margherita, il suo modo buffo di chiedermi le cose, il suo caffè, la sua risata, il nostro scherzare sempre sulla morte e il suo farmi sentire unico al mondo, il meglio al mondo. Mi mancano le campagne di Caniga, dove giocavo da bambino, dove a tutti i costi volevo uscire già dal primo pomeriggio e non si poteva perché c'era la "mamma del sole". Mi mancano i campi scout, i primi baci, le sigarette fumate di nascosto che ti davano alla testa. Mi manca il tiramisù di mamma che faceva raramente e nelle occasioni speciali. Mi manca guardar le stelle d'estate e addormentarmi sulla spiaggia senza nessun impegno per l'indomani. La nostalgia però, può diventare insopportabile, sia quella che vivo, sia quella che manifesto all'altro, quando in qualche modo quasi gliela faccio pesare. Accade quando ciò che è passato e non c'è più, diventa una dimora, una fortezza; è come se dicesse a me stesso e all'altro che non è abbastanza perché ciò che non c'è più è più grande. È come se eliminasse la possibilità di generare e dare spazio a nuovi ricordi.

A pensarci mi mancano tante cose. E, sai, sono contento sia così perché ciò che mi manca, poi, quando lo ritrovo qua e là, in tutte le sue forme anche se profondamente cambiate, mi consegna lo stupore, la sorpresa di qualcosa che ho sempre posseduto eppure ancora tutto da vivere. Bisogna essere nostalgici responsabilmente.

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