“Ti resto vicino, in silenzio… nel mio silenzio costretto. Apro gli occhi ogni tanto per vedere dove sei, quando sono più arresa e l’olfatto è a riposo con me. Sento la tua mano gentile accarezzarmi e mi basta quel contatto. I miei suoni sono soltanto lontane immagini confuse nella mente e le tue espressioni buffe le accompagnano. Chissà che voce avrai quando mi riprendi per qualche furba marachella o quando mi guardi così intensamente e mi prendi in braccio. Sento quel bene in altro modo, io. Nelle tue mani, sulle tue ginocchia e tra le tue braccia quando mi porti in giro per casa o mi accompagni alla ciotola piena di buon cibo. Sicuramente mi avrai dato un bel nome, ma non posso sentirlo e questo, un po’, mi dispiace. Amami per ciò che ti offro spontaneamente, per ogni gesto, i miei continui umidi bacini “leccosi”, ogni miagolio rivolto a te. Grazie per le cure, i nostri giochi, per gli agguati, per i morsi e graffi che sopporti di ricevere qualche volta.

Non mi piace quando mi porti dal veterinario dentro il trasportino e mi lamento miagolando contrariata quasi tutto il tempo, ma ho fiducia in te e non mi oppongo poi così tanto. Il mio mondo è muto, ha soltanto colori e forme odorose intorno. Non mi abbandonare. Anche se non so cosa voglia dire esattamente, non saprei come fare senza di te e non solo per questo valido motivo, ma per la fiducia tradita, l’unico gesto che non potrei mai perdonarti.”

 

© Roberto Anzaldi

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