Cominciò con un tubo da giardino.

Avevo preparato tutto con calma. Avevo due giorni di tempo prima che Rita tornasse dal suo raduno di gente che pensa di cambiare il mondo con una manifestazione.

Quando decidi ormai hai già deciso. Ti appare pian piano, si preannuncia come una cosa “che non potrei mai fare” e che poi invece cresce di consapevolezza, man mano che le cose vanno sempre peggio o solo sempre nello stesso modo.

Il garage lo avevo voluto grande, con una di quelle porte basculanti all’americana. Hai visto troppi telefilm di Starsky & Hutch, diceva Rita.

In effetti avevo visto tutto alla TV. Non potevo sbagliare.

Un tubo infilato nello scarico, i finestrini ben chiusi tranne quello dalla parte del guidatore, appena socchiuso per far passare l’altra estremità del tubo.

Vabbè, è una ripetizione. Ma non ho voglia di cercare i termini appropriati, che me ne frega.

Metto in moto, reclino il sedile. Voglio morire comodo.

Piano il gas di scarico entra nell’abitacolo. Mi bruciano gli occhi e la gola, ma velocemente perdo i sensi, prima che un qualsiasi istinto di sopravvivenza si metta tra me e la mia determinazione.

 

Rimisi a posto i fogli dell’assicurazione. Li avevo lasciati sul comodino, chè Rita potesse vederli dopo che ero morto.

Un po’ di fumo lo aveva fatto, ma poi quella vecchia carretta si era ingolfata e, tossendo come un pensionato catarroso, si era spenta, lasciandomi là dentro mezzo morto.

Mezzo.

Due giorni in ospedale, settimanali chiacchiere inutili con uno psicologo, Rita che mi trattava come un bambino, a metà tra la compassione e il “ci sono io per te”.

Boh, forse è proprio quello…

 

Spero di essere abbastanza depresso e triste, perché voglio che anche voi che leggete siate depressi e tristi. La colpa è anche vostra.

Ma soprattutto è di Rita.

Credo.

 

Presi i tranquillanti dall’armadietto del bagno. Con i tranquillanti muori tranquillo.

Lei non c’era. Era da una sua amica che aveva in casa una di quelle presentazioni di pentole o di materassi. Vai, vai… tranquilla…

Le presi tutte, tutto il flacone, ottantatre pillole.

All’inizio sembrava uno di quei giochi della Carrà, quanti fagioli ci sono nella damigiana?

Dopo averle contate ero già più tranquillo. Cazzo come funzionano!

Presi una caraffa con dell’acqua, un bicchiere, due biscotti al cioccolato.

Questi non erano propedeutici al risultato sperato, ma mi piacciono i biscotti al cioccolato.

Cominciai a prendere le pasticche, una ad una, poi due a due.

Mi fermai un paio di volte, per ingolfamento. Ripensai alla mia auto.

Dopo otto minuti dall’inizio della “cura” avevo finito.

Mi accomodai meglio sul divano e accesi la TV su un canale di televendite: cercavano di smerciare un materasso.

Secondo quello che avevo letto ci sarebbe voluta una mezz’ora prima dell’assopimento che sarebbe sfociato nel coma e poi…

 

Riaprii gli occhi sulla vendita di una batteria di pentole. Un dolore lancinante alla pancia, dei singulti intestinali che ti fanno capire per certo che non stai per morire… stai per cacarti addosso.

 

Rita rientrò dicendomi che aveva comprato due cuscini in memory foam e che doveva passare dalla farmacia per buttare i medicinali scaduti che erano nell’armadietto. La mia risposta fu una momentaneamente liberatoria scoreggia.

La metro mi sembrò una soluzione infallibile. Devi aspettare che il treno sia vicino e poi un salto sulle rotaie. Niente di più semplice, niente di più immediato. Magari è pure indolore.

Scelsi con cura la stazione, avevo tempo prima che Rita tornasse con le borse piene di carciofi e cardoni.

All’annuncio del treno mi preparai, senza dare nell’occhio, sulla linea gialla.

Sentivo lo sferragliare della carrozza nel tunnel, ancora prima di intravedere la luce del faro che quelle trappole avevano davanti. Non ho mai preso la metro in vita mia, mi ha sempre fatto paura essere inghiottito dalle viscere della terra in quel salsicciotto di metallo e carne umana.

Il treno stava arrivando. Ed io saltai. Bum.

 

Facce sfocate e uno strano dolore al braccio sinistro. Bruciore sul fianco, bianco e grigio.

Oh cazzo!

Rita stava in piedi a parlottare con un medico sulla sessantina. Io stavo nel letto di un ospedale, reparto imbecilli.

Nemmeno ammazzarmi mi riesce, pensai cercando di grattarmi il naso.

Quando mi sentirono gemere si voltarono verso di me.

“Lei è stato fortunato! Un signore l’ha acchiappata per il braccio destro poco prima che cadesse sul binario… Purtroppo… beh… purtroppo ha perso il braccio sinistro….”

“Ma oggi fanno delle protesi che sembrano vere!”, aggiunse Rita in uno dei suoi impeti da grande consolatrice.

Beh, guardando il bicchiere mezzo pieno posso dire che una parte di me ce l’ha fatta.

Guardandolo mezzo vuoto… che uomo del cazzo! Non riesco nemmeno a suicidarmi!

 

La psicologa fu comprensiva. Capiva il mio disagio, capiva la voglia di fuggire. Celiando mi consigliò di rivolgere le mie attenzioni alla causa del mio malessere invece che su me stesso.

 

Dopo due mesi di visite mi concessero la pensione per invalidità.

Quattrocentoventitre euro da ritirare comodamente presso le Poste Italiane, luogo di ritrovo di chi ha tempo da perdere e, nei primi tre giorni del mese, dei derelitti pensionati, mutilati e invalidi che succhiano un po’ di latte dalla mammella rinsecchita di quello che chiamano stato sociale.

Mi sedetti accanto a una signora che non vedeva l’ora di andare a prendere la nipotina a scuola.

Stranamente non c’era affollamento. Dopo la nonna toccava a me.

Entrarono due tizi con il passamontagna e la pistola in pugno. Un terzo stava fuori.

“Tutti a terra!”

Era un’occasione insperata. Potevo raggiungere il mio scopo e, oltretutto, diventare un eroe.

“Col cazzo!”, risposi, gettandomi d’impeto su quello che avevo più vicino, cercando di afferrarlo alla gola, ricordandomi troppo tardi che non avevo il braccio sinistro.

Poi un colpo secco. Poi buio.

 

Rita piangeva in fondo al letto.

Nel letto, neanche a dirlo, c’ero io.

Il rapinatore aveva sparato due colpi a bruciapelo.

Non era un granché come tiratore. Il primo mi aveva colpito alla coscia destra, il secondo, nella pancia, aveva raggiunto lo spazio esiguo tra due vertebre sacrali, rendendomi paralizzate le gambe.

Insomma, stava diventando un gioco al massacro.

 

La vita sulla sedia a rotelle non è il massimo, specialmente se hai un braccio solo. Fortunatamente viviamo in un’epoca in cui le sedia a rotelle ci sono motorizzate, altrimenti a mano con il solo braccio destro girerei in tondo come un frullatore umano.

Tutti i racconti

0
0
4

ll dono

NTH
22 March 2026

Giulio aveva un dono: sin da piccolo, aveva mostrato un’inclinazione particolare a risolvere i problemi cercando soluzioni e non colpevoli da punire. I primi a restare sconvolti dagli atteggiamenti di Giulio erano stati i suoi genitori, che si erano preoccupati non poco per lui: i pianti infantili [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

0
0
3

El Curling e l'olimpiade del Nord-Est

Un gruppo di giovani commercianti, una trattoria e un’idea assurda: trasformare le pentole a pressione in attrezzatura olimpica.

Miu
22 March 2026

C’è un angolo del Nord-Est tra Isonzo e Timavo dove se chiedi un’acqua minerale, ti guardano come se avessi sputato in chiesa. Qui il dialetto è una rissa tra veneto e friulano, e la gente ha la testa più dura del granito. Fuori ci sono le Olimpiadi invernali, ma dentro la trattoria “La Mariuta” [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

4
3
40

Marta

21 March 2026

Marta era meravigliosa, eterea come un piumino e profumata di vaniglia. Era una psicologa e soffriva di una minuscola distrazione cronica: dava appuntamento a tutti alla stessa ora. I pazienti arrivavano puntuali e si ritrovavano seduti in cerchio a guardarsi perplessi. Lei, imperturbabile, prendeva [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Riccardo: piaciuto!
    benvenuto/a su ldm
    un suggerimento se ti va, sul nick..personalizzalo [...]

  • Miu: Con un’idea così promettente mi aspettavo un esito più [...]

5
4
105

L’amore che resta

Capitoli 3 e 4

21 March 2026

Capitolo 3 - Quando ho compreso che non potevo proteggerlo da tutto Le paure vere arrivarono con degli scatoloni. Avevo smontato una casa e rimontata un’altra, credevo che il difficile fosse finito. Il giorno dopo andai a prenderlo. Entrò. Guardò la stanza. Appoggiò lo zaino e dormì lì. Rimase [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

5
3
131

La casa di fronte

20 March 2026

Il sole quella mattina cadeva obliquo sulla facciata della casa dall’altra parte della strada. Abbandonata ormai da tanto era stata acquistata da una signora, o meglio solo metà della casa, l’altra era di proprietari differenti. Ricordo ancora quando, da piccolo, vidi le fondamenta con i ferri [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Dax: bello....Like

  • Mister Nose: Il fluire del tempo nella meticolosa pazienza di nasconderne i segni. Bel racconto.

4
3
132

La via del sogno

20 March 2026

Alle prime luci del mattino, il compositore ungherese quasi centenario sedeva accanto al suo pianoforte, le mani tremanti sfioravano i tasti. Diceva sempre che la musica gli arrivava nei sogni: melodie complesse e armonie inattese lo visitavano come presenze discrete, ma al risveglio spesso ne [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

4
6
211

Croci senza nome 3/3

19 March 2026

«Plotone attenti!» Nel silenzio irreale del bosco, sotto il fogliame che lasciava trapelare fasci di luce, un gruppo di persone assisteva incredula a un evento che li avrebbe segnati per tutta la vita. Le madri fecero girare la testa ai bambini affinché non vedessero. Anche gli animali tacevano, [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Lo Scrittore: Dax= poi sarebbero scesi al suo livello, comunque in seguito nel prosieguo [...]

  • Dax: Bene....se lo merita.Like

5
6
228

Ritorno a Santadi

19 March 2026

Oggi sono tornata nella casa dei miei nonni. Non ci entravo dall’ultimo compleanno di mia madre, l'ultimo che abbiamo festeggiato tutti insieme. Appena varcata la soglia, un’onda di ricordi mi ha investito: ogni angolo evocava memorie, ogni stanza era un piccolo frammento di passato. La cucina [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

3
6
168

PER NON DIMENTICARE

18 March 2026

Era giorno di mercato a Plaza Iturriondo e già alle prime luci dell'alba , i vecchi carretti arrivati dalle campagne vicine animavano le stradine del piccolo centro. Il frastuono degli zoccoli sul selciato, il vociare dei contadini e dei mercanti che allestivano le loro modeste bancarelle , i primi [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • Daniele Turrini: Sono felice se queste poche righe siano lo spunto per una riflessione più [...]

  • Dax: Un racconto evocativo e ci si chiede perché? Perché distruggere? [...]

4
3
163

Croci senza nome 2/3

18 March 2026

Il vecchio contadino, Cosimo Sellitti, fermò i due ragazzi che scappavano. «Indossate la divisa ed è difficile nascondervi. Siete disertori? Perché scappate?» «Non siamo disertori, ma loro credono di sì. Siamo solo andati in paese per bere un po' di vino, poi abbiamo smarrito la strada del ritorno [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • Dax: Bello. Il capitano è un idiota. A gente così dovrebbero togliere [...]

  • Lo Scrittore: purtroppo non è un caso isolato, all'epoca questo comportamento [...]

4
2
161

Croci senza nome 1/3

dal mio libro " Il Bosco delle tre croci"

17 March 2026

Il “Bosco delle Tre Croci” era stato, un tempo molto lontano, un luogo di frequentazione e di incontri. Un luogo ameno dove la gente del posto andava volentieri. In quel tempo non si chiamava così, era semplicemente “il bosco”. Al suo interno vi si andava in cerca di funghi. I ragazzi tra gli [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • Paolo Ferazzoli PRFF: I like.
    Grazie Lorenzo per questa bella pagina.
    To be continued...

    Imperversa [...]

  • Dax: Intenso....la prima guerra mondiale ha visto i nostri generali inetti e disumani. [...]

2
6
322

Com'è bello amare!

Una breve considerazione riguardo all'amore.

17 March 2026

Amare è un'esperienza che trascende il tempo e lo spazio, un sentimento profondo che può trasformare la vita di ciascuno di noi in modi inimmaginabili. Quando si ama, si apre il cuore, si mettono da parte le paure e si accoglie l'altra persona con tutte le sue imperfezioni. È come abbracciare [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

Torna su