Quando ero piccolo avevo un cane di nome Cipro, un cane talmente testardo, indisponente e riottoso che si rifiutava di farsi toccare. Ogni qualvolta che provavo ad accarezzarlo dapprima cominciava a ringhiare e poi ad abbaiare come un forsennato. Per ovvi motivi, in famiglia nessuno aveva il coraggio di provvedere alla sua toelettatura al fine di dargli una sistemata. Cipro comunque mi voleva bene, però a modo suo, ad esempio dinnanzi ai rimproveri dei miei genitori o durante i litigi con i miei compagni di giochi il "bastardo" sapeva come mettersi in mezzo a favore del sottoscritto.

Nel corso del tempo il pelo di Cipro cresceva sempre di più, per non parlare della sua cattiva igiene tanto da sembrare un hippie. Di fatto a casa nostra non veniva più ammesso e dovemmo quindi costruirgli una cuccia in un punto ben riparato, ovverosia sotto un balcone.

E alla fine, hippie lo è diventato a tutti gli effetti, prendendo la decisione di andarsene per la sua strada. Fui il primo a trovare la sua cuccia vuota. Posso assicurarlo: piansi per alcuni giorni.
Stamattina, mentre stavo andando a buttare la spazzatura, me lo sono ritrovo davanti al portone di casa. L'ho subito riconosciuto nonostante apparisse visibilmente invecchiato, magro e spelacchiato. Con gli occhi lucidi l’ho salutato affettuosamente, osando di accarezzargli la testa, il collo e la schiena. Me lo ha permesso e per giunta “sbilanciandosi” con dei guaiti di una tenerezza semplicemente indescrivibile.
All'improvviso si è accasciato a terra e non si più rialzato. Cipro mi ha lasciato di nuovo e stavolta per sempre.

Per la prima volta avevo coccolato il mio cane. Beh, poc'anzi l'avevo sottolineato: mi voleva bene però a modo suo.

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