Appoggiò il bandoneon a terra, contro il polpaccio sinistro. E tutti lo guardarono stupiti. In dieci anni non lo aveva mai fatto, nemmeno una volta. Aveva sempre riposto lo strumento con cura religiosa nel fodero dopo aver suonato, prima di accendersi la solita sigaretta. Eppure, sembrava una sera come le altre. Invece Juan Rossi, italo-spagnolo che si guadagnava da vivere intrattenendo i turisti a Tenerife, aveva deciso di andarsene.

Si spostò nervosamente il ciuffo sudato, poi passò con gran fretta tra gli spettatori, facendosi largo a gesti fino all'ufficio di Irino Dos Barcos Embleda. Il principale lo squadrò come se avesse visto un fantasma. Era la prima volta che entrava lì dentro a metà settimana invece del solito sabato di paga. Mentre contava le banconote dell'ingaggio si grattava la testa con una tale furia che pareva avesse le pulci. Ma il volo per Buenos Aires non poteva aspettare. C'erano le anime di Carlos Gardel e di tanti altri da incontrare. No! Bisognava partire in fretta per essere sicuri che il tango fosse ancora là.

Le luci dell'aeroporto filarono via in silenzio, con un breve riverbero sul finestrino. Vamos. Sul mare luccica l'astro d'argento. Gli dispiaceva di non essere partito in nave, ma ci voleva troppo tempo. Dopo dieci anni di frustrazioni era difficile scegliere di perdere anche un solo mese in più. Quelli che lo avevano capito stavano già "en media luz" ad ascoltare o suonare quella musica stregata.

-Desidera un drink?- La voce della hostess gli ricordò che si trovava su un uccello d'acciaio dotato di tutti i confort. -No grazie, piuttosto, quando arriveremo?-

Un breve sorriso: -Tra due ore circa. Il tempo é ottimo-

Naturalmente, si potevano guardare solo film americani. Si infilò le cuffie e scelse il canale della musica classica. Ma dopo qualche minuto interruppe la riproduzione.

Non si può ascoltare altro aspettando il tango.

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