"Vulemu u pani, i casi, u travagghiu, vulemu viviri comu cristiani e non comu l'armali, vulemu giustizia, vulemu libertá. Abbassu lu Guvernu, abbassu i malantrini"
Così in via Maqueda a Palermo una folla di affamati e di sfollati il 19 ottobre 1944 gridava per ottenere un posto di lavoro, per ottenere un pezzo di pane, per avere una casa dignitosa, dato che i bombardamenti fino all'anno precedente avevano distrutto ogni opera edilizia nei quartieri popolari della città, specialmente vicino al porto. E la gente esasperata, uomini, donne bambini, cani, gridava contro il regio Governo affinché si smuovesse e prendesse provvedimenti a misura dell'umanità. Gridavano tutti uniti, perché qualcuno aveva insegnato che uniti si può ottenere qualcosa. E più sarebbe stata la protesta più si sarebbe ottenuto quello che si chiedeva.

Quando alla fine, invece di qualcuno che potesse rasserenare gli animi si presentò un reggimento del governo italiano armato di tutto punto che, al comando di un ufficiale, cominciò a sparare contro chi protestava e sobillava l'ordine pubblico. Ventiquattro manifestanti rimasero sul selciato con in mano i loro cartelli di protesta, ventiquattro tra uomini, donne e bambini, e centocinquattotto furono i feriti, che non andarono tutti all'ospedale, ma ricorsero a medici privati, perché si sarebbe corso il rischio di una schedatura delle forze dell'ordine. Morire per il pane, il lavoro e la libertà. Quante vittime nella storia, quante volte il popolo ha dovuto gridare e assaltare i forni, come nella manzoniana memoria del suo romanzo storico.

Eppure, anche oggi, si grida. E nessuno ascolta! Perché, se non si spara piú, si uccide in silenzio nella povertà, nell'indifferenza. Si individuano i nuovi protestanti anche nei migranti e ci si lascia prendere dal razzismo della nostra coscienza. Morire perché si vuole avere un lavoro. E ancora oggi, se non ci fosse la memoria altro che masse protagoniste della storia. Il tempo avrebbe cancellato il dolore di quelle morti, in silenzio, a poco a poco. 
E i fantasmi di via Maqueda, di fronte a Palazzo Comitini, vagano ancora, perché sono pochi quelli che li ricordano. I fantasmi della storia, che gridavano la loro disperazione.
"Vulemu u pani, i casi, u travagghiu, vulemu viviri comu cristiani e non comu l'armali, vulemu giustizia, vulemu libertá. Abbassu lu Guvernu, abbassu i malantrini"

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