Genova nel cuore.

In un istante, l'inferno... un inferno di cemento armato, un ponte che si spezza portando via con sè il domani.
Sangue, sangue che scorre, su quell'asfalto che si disfa come la neve sotto il sole.
Illusioni che crollano giù.
Cielo e terra si confondono, si mescolano, si allacciano, in un abbraccio eterno… un abbraccio di morte.
…cosa pensavi, viandante, mentre cadevi giù?
Occhi, occhi che ridevano, che amavano, che sognavano. 
Ora quegli occhi sono spenti, e tu, tu non sei più.
Piangono gli angeli, straziante il loro grido.
Graffia l'anima e io sento freddo al cuore.
Voci, voci che parlano, discutono, si accusano.
Ma io non le sento… dopo il boato, solo silenzio, silenzio irreale, e quel grido interiore.
Che ti scuote e ti percuote.
E ora i volti di chi resta, esausti, sfiniti, devastati da un dolore che non si può raccontare.
E le famiglie in strada, un fagotto informe, tutto ciò che resta… I ricordi, la vita stessa, racchiusa in quel fagotto.
Non si è spezzato solo un ponte.
Si sono spezzati i sogni.
Si sono spezzate le speranze.
Si sono spezzati quei sorrisi.
Si sono spezzate vite.
Si è spezzata un'intera città,
in ginocchio tra quell'inferno di detriti e sangue.
E forse, ancora una volta, si è spezzato il cuore di un'Italia che ormai sta cadendo a pezzi.
Vorrei prendere le vostre mani e asciugare le vostre lacrime, una ad una.
Vorrei abbracciare i vostri corpi tremuli e dirvi: sono qui, sono con voi.
E mentre penso tutto questo una consapevolezza nasce dentro e si fa strada.
...niente sará più come prima.


Lorena Giardino,
18/08/2018

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