Enorme saggezza è nella considerazione. Ci sono opportunità che non sono opportunità prima di diventare tali ed il caso, quella mera strada sconosciuta che ci ha portato fin lì non é altro che il caso stesso, nelle eventualità dei casi cui parliamo.Nella retorica di tutti gli eventi, delle possibilità e delle scelte. Delle supposizioni, degli intrecci che si collegano dentro certe dimensioni forse tutte in questo universo.

Tale importanza é dettata dagli occhi. Ci sono sguardi che tutti abbiamo almeno una volta incontrato. Frasi che abbiamo sentito, cose che abbiamo visto, pensato, ribadito. Riflessi, osservazioni, pensieri. Occhi che restano per quanto plausibile, invadendo per sempre quel tracciato di superficie bianco dello scorrere e dello scorgere; quella superficialità vuota ed effimera che galleggia all'interno della sensazione dello star bene una sera o un'altra.

Liberi, volatili, assorti da una leggerezza che comincia a riempirsi, ad addentrarsi all'interno di quello spazio bianco che é la mente nella sua sospensione tra le stelle. "Te ne accorgerai" le diceva Mark, e saprai benissimo quando il caso diverrà caso.

La dottoressa Knopfer preparava la lezione di biologia. Aveva studiato alla Queen Mary of London e ne divenne docente col tempo, ottenendo cattedra in molecolare. Con l'intuito di un facchino sapeva rendersi utile ancor prima che servisse. Aveva ben chiaro il seme delle parola dimestichezza.

Si conobbero all'università negli anni del sabotaggio, della controcultura, dell'underground e della protesta. Gli anni settanta erano ancora buoni per il concetto sociale di filosofia, diceva Mark. Vivienne Westwood lanciava la moda punk-chic. Nella psiche umana il gergo maschile/femminile cominciava a cambiare. Le ragazze indossavano velluto, giacche con le righe blu, tagliavano i capelli corti sotto l'orecchio e i Sex Pistols furono una vera e propria avventura quanto a sonorità e droghe.

Nell'etere in cui si propaga la luce Mark l'amava e sapeva benissimo di non volere altro.

"Parli strano" gli dicevano in genere le ragazze: "Sei diverso, complesso". 

Lisa Knopfer lo capiva. Avevano un linguaggio comune.

"Saper guardare dentro gli occhi di una donna é come esplorare un mondo nuovo, un mondo che cambia come le stagioni e raccoglie i suoi frutti sempre diversi, dapprima acerbi poi maturi."

"Mark..." 

"Lisa il tuo è un mondo bellissimo. Se solo potessi guardarti dentro. Vorrei portarti a fare un giro un giorno." 

"Mark non vorrei finissimo. È tutto così intenso. Ho paura. Non voglio perdermi qualcosa né un secondo di questa vita." 

"Un giorno il tempo sarà così remoto da non sembrare passato."

"È forse questo il segreto della nostra giovinezza insieme." 

Le persone perdono il vizio del vivere quando giungono ad un età abbastanza decente per avere un figlio o un matrimonio, soldi da investire in borsa, un'auto quasi di lusso e delle parentele con qualcuno. Lisa ne aveva incontrata di gente così e li temeva. Nel suo percorso di vita si sentiva al di fuori della staccionata. L'aveva scavalcata ancor prima che il padre glielo impedisse, aggredendo ad una ad una le sue passioni per sentirsi viva; nutrendo negli occhi un rancore per quel che potesse essere o significare la vita stessa. Mark le piaceva per il senso che avevano insieme. Facevano lamore e si riempivano. Somigliavano all'acqua e al terreno, divennero così un frutto.

Qualche anno dopo Lisa entrò in bagno. I giorni non avevano taciuto di esser tristi. Accese una sigaretta lasciando cadere la cenere nel lavandino mentre distratta si spogliava dei vestiti aprendo l'acqua tiepida nella doccia. Restò nuda ad osservare il grigio. Il rumore era piacevole, l'aria si tinse di Winston blu e cominciava a diventare pesante insieme al calore che prendeva forma negli oggetti, tra le pareti ed una leggera parte del trucco cominciava a macchiarle il viso, mescolandosi in quel verde che sembravano aver perso i suoi occhi ora castani.

Gettò il mozzicone nel lavandino assieme alla cenere e aprí il rubinetto per lasciarla cadere pulendo le impurità. La sigaretta spenta si aggrappava alla vita resisteva all'acqua tentando di non scivolare. La cenere cominciava a sbiadire lasciando un grigio alone del nero, poi divenne pulito di nuovo e tutto sembrò arrendersi al proprio destino. Il destino di una sigaretta, sebbene un piacere di seconda mano.

Mark se ne era andato alcuni anni prima.

Il cielo lo prese con sé quando era ancora giovane per qualsiasi cosa e le sue scritture acerbe, e il suo cuore ancora ubriaco di lei. Non era pronto. Nessuno lo é quando si parla della morte, ma Mark aveva coraggio da vendere e non aveva paura, piuttosto temeva, come Lisa, di non vivere abbastanza per le sue passioni.

Quel giorno nulla ebbe senso, nemmeno il cielo e la luna che tanto amavano ammirare di notte mentre bevevano il loro vino italiano e parlavano delicatamente, fluttuando tra le stelle ed un panorama lassù bellissimo nella sua distanza dagli esseri umani.

Mark le aveva insegnato ad avere coraggio; il linguaggio del corpo, la sensualità. A far l'amore e a leccarsi l'animo. Lisa lo ricordava benissimo. Con la puntualità delle piogge britanniche si aspettavano alla metro e le passeggiate sotto l'ombrello diventavano una catarsi insieme alle vetrine dei negozi, ai loro baci, a quella parte di mondo che avevano intorno.

Si fermò  nel ricordare. Avrebbe voluto essere quella sigaretta. Lasciarsi inghiottire da chissà  quale destino, quale altro peggiore di quello che già  viveva incolmabilmente, nel mestiere di aver amato e poi riconosciuto le mancanze. Aver sognato e aver avuto paura di cadere, aver visto e ricordato. Ogni cosa era pregna di Mark e la sua assenza glielo ricordava. Tutto voleva dire il contrario di tutto. Ogni cosa era l'opposto dell'altra ma della stessa matrice, nella stessa distillatura. I sentimenti erano contrasti come il whisky e il bourbon.

Era tempo di andare al mare, era tempo di silenzio, di rivedere Mark nell'azzurro e nel blu delle onde. Sentire la sua voce tra il vento e la brina che schiumava. Ritrovarsi fu anche rivedersi, innamorarsi fu non perdersi mai.

"Il caso esiste Lisa, l'amore per le cose che sembrano è in sé la poesia più bella. Se saprai guardare tra le stelle, le nuvole sembreranno autentiche e potrai toccarle e quando si vive col gusto delle emozioni, dell'autenticità  allora un uomo vivrà di passioni sufficienti abbastanza da non morire."

Lisa insegnava biologia, aveva dato la vita ad essa e alle leggi che governano tutto ciò che è vita. Sapeva di esser viva, ma incomprensibile era il caso nella sua natura, nelle sue circostanze.

Vivere divenne un atto insopportabile senza Mark, nella rivoluzione dell'assenza.

Quella sera giacquero entrambi sulla spiaggia ed il mare li culló teneramente.

 

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