Ti ricordi

era il nostro primo giorno

eppure ritornammo

questa volta insieme

nella grande pianura.

 

Camminando tra l'erba

la rugiada

bagnò

le nostre scarpe di tela

e le caviglie ossute.

 

Tu sembravi felice

avresti potuto cantare

correre, raccogliere fiori

ma non avevi la forza

né la voglia.

 

Ci riposammo dietro il muro

della baracca numero trentotto

e in silenzio tirasti

fuori dal cestino

le uova, il pane e il sale.

 

Mangiammo in silenzio

al riparo del vento

fra il profumo dei fiori.

 

Un tiepido sole

proiettava esili ombre

sui muri anneriti.

 

Eravamo liberi di fuggire

di amarci, di parlarci.

eravamo solo noi due

tuttavia restammo

a mangiare in silenzio

guardandoci.

 

Dovevamo restare

per rendere partecipi

della nostra condizione

i nostri amici

i nostri fratelli

dire loro che il peggio

non è morire

il peggio è restare.

 

E noi restammo

lì a Dachau

dietro la baracca

numero trentotto

a mangiare le uova

con il pane ed il sale.

 

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