Nacque in un meraviglioso paese, tra gente onesta e laboriosa, ma lui aveva manie di grandezza. Voleva comandare e soprattutto detenere il potere di vita o di morte fra la gente. Fin da piccolo si era battuto contro i suoi coetanei per dominarli, sottometterli senza nessun timore. Il suo cuore era cattivo, di belva e il suo cervello maligno. Eppure una donna si innamorò di lui, orgogliosa e fiera del potere che deteneva, divenne una regina, ebbe dei figli e quando lui si diede alla latitanza, favorì in ogni modo la sua fuga, lo nascose e lo protesse.Per molti anni visse in vari nascondigli e nelle tane come un coniglio, protetto dai suoi complici e intanto ordinava omicidi e massacri senza pietà. Non importa se le sue vittime erano donne, uomini, bambini (dieci anni, una vita negata) o magistrati e forze dell'ordine. Se lo infastidivano dovevano morire, non importa se saltati in aria con una bomba o sciolti nell'acido. A lui non importava. Dovevano morire e basta. Quante persone innocenti persero la vita in un orrendo bagno di sangue. Infine lo arrestarono e fu chiuso in carcere di massima sicurezza per qualche anno, ma anche dal carcere continuò a comandare e a dare ordini ai suoi.

Passarono gli anni invecchiò e si ammalò. Il suo avvocato inoltrò una richiesta di scarcerazione per motivi di salute affinché ''potesse morire dignitosamente''.

L'opinione pubblica sollevò un coro di proteste anche se, come sempre, ci fu chi non capiva niente. I figli e i parenti delle sue vittime, inorriditi, chiedevano a gran voce giustizia.

Riusciranno ad avere giustizia?

Le sue vittime non hanno avuto la morte dignitosa che lui invoca per se, non gridano ''vendetta'' gridano "giustizia".

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