Il portiere si alzò in volo. Pareva un condor, lanciatosi sulla preda. Ma il disco rotondo s'incuneò tra il palo e la traversa e si fiondò dentro la rete, che era sembrato trattenere a malapena. Il portiere ancora sospeso in aria pensò a tutta la sua carriera e rivide con una velocità impressionante i momenti più belli della sua storia, la vincita di un campionato, la vittoria di una coppa, la parata più spettacolare. E mentre cadeva a terra , senti tutto il peso della sua responsabilità. Tutti quei tifosi che gridavano eccitati sembravano le sue cellule che si ribellavano e si sforzavano di trovare strategie per fermare quella maledetta palla. 
Ma niente! Quando il destino si accanisce contro di noi non c'è nessuno o niente che possa farlo desistere. Tutto il suo sforzo per volare era stato inutile e si era trasformato da angelo in volo in un macigno che si era scaraventato rovinosamente a terra. Altro che allenamento, altro che strategie di presa! Non erano servite a niente. Sfinito  a terra, fra la polvere e l'erbetta sintetica , vide nascere una lacrima che gli attraversò il viso. Un piccolo rigagnolo era affiorato per quello sforzo immane e per quella delusione  che gli avevano fatto capire che tutta la sua esperienza non era servita a niente.  Pianse. E si coprì il viso per non mostrare agli altri la sua debolezza. 
D'un tratto un campanello suonò. Egli nella sua sedia si svegliò. Driin, driin...la chiave, per favore?  Una bella signora, infastidita per l'attesa, chiedeva la sua chiave, la numero trentaquattro. 
Certo! - fece il portiere. E presa la chiave dal pannello alle sue spalle,  la diede alla signora che s'allontanò nelle scale dell'albergo.
Il portiere di notte si strofinò la faccia con le sue mani. E capì che aveva passato una nottata a sognare  la finale della coppa uefa e che aveva perso la sua partita.

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