Peppe era sfacciatamente bello. In paese quante mamme avrebbero fatto di tutto per vederlo fidanzato con una propria figlia! Lui era un vero maschio dal carattere simpatico, con due occhi azzurri che portavano la luce ovunque andasse. Sapeva ballare Peppe e quasi ogni sabato, dopo la partita di calcio, andava al Sunshine Dancing... Lui, il bellicoso mediano abituato a scontri durissimi quando indossava gli scarpini chiodati si trasformava in un seducente tombeur de femmes: “Hai la macchina? No, sei venuto in moto? Grande! Mi porti a fare un giro?”
Aveva una rubrica con i numeri telefonici di tante bellezze, ma dopo un poco che le frequentava le scaricava puntualmente… Perché… Perché Peppe era innamorato di Mary. Mary, la sua piccola Mary! La vedeva ogni pomeriggio quando, sempre alla stessa ora, Mary si affacciava dalla finestra della sua cameretta e i loro sguardi si incrociavano. Ben presto quel quotidiano rituale di corteggiamento divenne l’appuntamento più importante dei loro giorni. 

Una domenica mattina Peppe si presentò con sua cugina Nunzia, compagna di banco e miglior amica di Mary, chiedendo ai genitori di farla andare con loro e altri amici, che aspettavano in piazza, a fare un picnic in campagna. Tra mille raccomandazioni Jack e Annina, la mamma, le permisero di andare insieme a loro.

Quel giorno Peppe, mentre tutti insieme seduti in circolo sull’erba cantavano al suono della chitarra, le mise con naturalezza una mano sulla spalla e la strinse a sé con delicatezza e forza insieme. Più tardi, quando gli altri si allontanarono per andare a camminare scalzi nell’acqua gelida del torrente, Mary chiuse gli occhi, accostò le sue labbra a quelle di Peppe e si diedero il loro primo bacio. Da quel momento si tennero per mano e ad entrambi lo sguardo si accese di una magica luce.
A sera, quando Peppe la accompagnò sull’uscio di casa, ad Annina bastò un’occhiata ai due ragazzi per capire tutto in un istante. Quella notte l’avrebbe detto al suo Jack: la loro piccola Mary si era innamorata... Nel letto Mary non riusciva a prendere sonno perché sentiva di avere il cuore troppo piccolo per contenere la gioia. Provava a chiudere gli occhi e vedeva il volto sorridente di Peppe, reclinava il capo sul cuscino e il suono dolce della sua voce era come acqua che placa l’arsura.

Quella notte Jack pianse. Le sue non erano lacrime di gioia ma di rabbia. Lo sapeva che prima o poi sarebbe successo! La sua bambina, tanto a lungo attesa, quel batuffolo morbido che la levatrice gli aveva messo tra le braccia tra i pianti di gioia di Annina, ora sarebbe stata di un altro… E mentre la moglie parlava, dicendogli come la famiglia di Peppe fosse tutta di gente perbene, lavoratori onesti, bravi cristiani timorati di Dio, la sua mente non si acquietava…

L’indomani mattina, mentre Annina era occupata in cucina e Mary era a scuola, Jack, oramai da tempo in pensione, dopo aver dato da mangiare ai suoi cinque cani da caccia, mise il collare e la catena più pesante che avesse a Tuono, un enorme mastino napoletano dal mantello lucido e dalle zampe così possenti da farlo assomigliare più a un cavallo che a un cane, e lo portò in giro per il paese. Chiunque lo incontrava gli faceva un cenno di saluto, ma si guardava bene dall’avvicinarsi.

Non aveva ben chiaro in mente dove andare, ma i suoi piedi lo guidavano verso il pozzo che stava all’inizio dei tornanti che conducevano al castello. Proprio lì, all’incrocio di quattro strade, stava il laboratorio della famiglia di Giuseppe. Il cane lupo della falegnameria incominciò a ululare, annusando nell’aria la vicinanza di Tuono. Peppe d’istinto, uscito dal locale, scagliò un sasso con tutta la sua forza contro quel pericolo che minacciava il suo cane. Stava per lanciarne un altro di sasso, quando si sentì afferrare il polso da una stretta vigorosa. Jack era comparso all’improvviso e i due cani avevano smesso di minacciarsi. Adesso le due bestie erano intente solo a proteggere i loro padroni; entrambi i cani avrebbero dato la vita per i rispettivi capobranco. Jack fece un fischio e Tuono si stese a terra con il muso appoggiato su un mattone di tufo che affiorava tra ciuffi d’erba incolta… Continuando a tenergli il polso serrato, Jack lo guardò negli occhi con tanta prepotenza che chiunque avrebbe abbassato lo sguardo, ma Peppe non si sottrasse a quella lotta muta ma durissima. Il vento si era fermato, il tempo si era arrestato, ogni cosa aveva cessato di esistere.

Se avesse avuto tra le mani il suo coltello, Jack l’avrebbe sicuramente affondato nella gola di Peppe, come aveva imparato a fare da ragazzo nel Queens, a New York, dove era nato e cresciuto. Prima di fuggire in Italia, Jack ne aveva uccisi due tagliandogli la gola fin quasi a staccargli la testa: due polacchi che avevano violentato e ucciso la sua sorellina Connie.

“Stammi a sentire, bello” gli gridò in faccia, torcendogli il braccio fino a fargli male. “Lo so che pensi che io sia un vecchio e che muori dalla voglia di prenderti quanto di più caro io possegga! Al primo sbaglio io ti scanno”.

“Jack, lo sanno tutti in paese che sei un duro”.

“Allora stai alla larga da casa mia”. Mollò la presa, si girò e con un cenno delle labbra comandò a Tuono di seguirlo sulla via del ritorno. “Bene”, rimuginava tra sé e sé, “il ragazzo si è fatto addosso dalla paura, non penserà più a portarmi via la mia Mary”.

Il primo colpo lo fece cadere a terra, il secondo sparo colpì Tuono in mezzo agli occhi. Jack tentò di rialzarsi, ma Giuseppe gli sferrò un calcio violentissimo alla tempia con le sue scarpe da lavoro dal puntale in ferro.

I carabinieri indagarono per una decina di giorni, poi fecero rapporto dicendo che probabilmente si trattava di allontanamento volontario. Nessuno mai sospettò nulla. A nessuno venne mai in mente di controllare cosa ci fosse in fondo a quell’antico, profondissimo pozzo. Mary e Annina, dopo lo sconforto delle prime settimane, si rasserenarono quando arrivò una lettera in cui Jack chiedeva di non cercarlo perché era tornato in America e non sarebbe mai più ritornato. Nel bigliettino scritto a stampatello chiedeva ad Annina di far sposare Mary a Peppe e di lasciare a lui la cura dei suoi cani.

Ora, a una ventina di anni da quei tragici fatti, Mary aveva raccontato a Peppe che Gloria, la loro prima figlia, le aveva chiesto di poter andare con Ahmed, il suo ragazzo egiziano, a conoscere la famiglia di lui in Africa...

“Domattina ci parlo io a 'sto ragazzo”, rimuginò mentre non riusciva a prendere sonno, rigirandosi inquieto nel letto che era stato di Jack l’americano… In fondo al pozzo, pensò, c’era ancora un po’ di posto…

Tutti i racconti

6
5
40

Un messaggio dal passato

23 August 2026

Quando mia madre è morta, è successo qualcosa che non avevo previsto. Il dolore, invece di lasciarmi immobile, mi ha spinto all’indietro. Sempre più indietro. Avevo bisogno di scavare nel passato, perché era l’unico modo che mi era rimasto per immaginare un futuro senza di lei. Così ho cominciato [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Teo Bo: Mi affascina perdermi tra sensazioni, odori, volti e luoghi del passato. Poiché [...]

  • lottimista: Dolore, dolcezza, nostalgia che senti addosso, raccontati da una penna agile [...]

4
3
19

Lo strapazzo, poi mi ammazzo

23 August 2026

Era bello che per quel giorno lavorassimo accanto, troppo tempo era passato. Mi disse subito che la bambina stava più che bene e per piacere di non farle altre domande. Avevo un sorrisetto destato dall'ammirazione per la splendida forma fisica della mia ex moglie, inebetito e pronto a pagare le [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Teo Bo: Apprezzato moltissimo l'intensità di un mini romanzo raccontato [...]

  • zeroassoluto: Poche righe per morire... la sua ex sarà andata al funerale vestita [...]

5
7
45

IL RACCONTO DI DIO

DIO SI FA UN GIRO NEL QUARTIERE

22 August 2026

Erano giorni che si diceva che nel quartiere girasse una macchina sospetta. Un attentatore, forse, ma chi veniva ad attentare alla vita di disperati come noi? Le bombe, se ci vedevano, sarebbero implose da sole. Allora, l’ipotesi più accreditata era che potesse essere un maniaco. Io ascoltavo questi [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • Ondine: Originale e ben scritto. Ho apprezzato molto anche i commenti.

  • zeroassoluto: Benvenuto "ragazzo"!!!
    Ho super apprezzato...

4
4
28

La mia famiglia

22 August 2026

La mia famiglia è sparpagliata. Un pezzo qua e un pezzo là. Amiche lontane e vicine, sorelle nel cuore, ognuna con la sua vita e presenti come anime fluttuanti. Vecchi amori che restano, trasformati, migliorati. È due creature che parlano una lingua diversa dalla mia, fatta di carezze, accudimento [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

  • Riccardo: bello il passaggio: Sono io con tutti i miei pezzi da rimettere insieme ogni [...]

  • zeroassoluto: A volte non sappiamo chi siamo e cerchiamo spasmodicamente di ricomporci.
    Ma [...]

7
14
62

Pedicure

… un giorno lontano in autobus…

21 August 2026

Quel vecchio la guardava con un occhio solo; l’altro non si capiva bene dove puntasse, ma quello buono era fisso su di lei. Si girò dall’altra parte e si spostò più in là. La fissava ancora. Sì. Anzi, i loro sguardi si incrociarono: o meglio, gli occhi di lei incontrarono l’unico occhio di lui. [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Riccardo: davvero molto carino Ondine, Brava.E come dice Paolo non hai saputo saputo [...]

  • Ondine: Ciao Riccardo,
    Scoprendo Forrester, l'ho visto e anche più di [...]

4
11
39

Gabriel

21 August 2026

Uno sguardo di troppo Un incontro forzato Uno sparo nel buio Una giusta condanna Gabriel do Santos anni 25 brasiliano, bianco, capelli biondi, pelle ambrata e corpo da efebo. Gesti gentili, ma occhi freddi e determinati. Ora era in piedi reggendo sulle mani il kit di vestiario che l’Istituto [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • Dax: Un racconto che sa fi vento gelido. like

  • Teo Bo: Urka! Momento giallo vissuto con intensità. Grazie per la gratificazione [...]

6
10
70

La donna volante

20 August 2026

Volava, volava, volava. Le bastava chiudere gli occhi, anche solo per un istante, e in quel buio lei poteva scorgere le nuvole, tutte intorno a sé. E mille giochi di luce le danzavano intorno, quando i raggi del sole si insinuavano in quel manto candido e soffice. Non importava chi ci fosse [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

4
14
45

Che fare?

20 August 2026

Che condizione strana. Più mi fai felice più sono spaventato. E tu sei come me: sei spaventata. Come faremo a sapere come si concluderà tutto questo? Ci distruggeremo a vicenda, oppure ci salveremo l'un l'altro? Nel frattempo, però, che male. Quanto mi pesava il petto, sapendo che stavo costruendo [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Mary: Magari esseri di luce, non so...comunque anche essere innamorati della sofferenza [...]

  • Riccardo: Una delle frasi più celebri di Fëdor Dostoevskij sulla felicità [...]

4
4
41

SOGNO ALCHEMICO

19 August 2026

Nigredo Era calata una notte scura senza luna. Lui stava percorrendo il sentiero nel bosco con l'istinto di un animale selvatico. Il maestro gli aveva appoggiato la mano sulla fronte ed era rimasto in silenzio ad occhi chiusi a pregare. Alla luce di una candela gli aveva indicato la porta e lo [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Dax: carino....ma c'è un continuo?Like

  • zeroassoluto: Mi piace capire, like!.. da wikipedia:
    Magnum Opus (alchimia) - Wikipedia [...]

6
9
53

Zia Evelina

19 August 2026

Pomeriggio inoltrato di metà luglio. Squilla il telefono. «Pronto?» «Buongiorno, lei è il signor Gustavo Fiorito?» «Sì, sono io.» «La chiamo dallo studio del notaio Velasco. Dovrebbe venire venerdì prossimo alle 18 per comunicazioni riguardo alla signora Evelina Santorelli, deceduta un mese fa.» [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Rubrus: Ognuno ha il diritto di vivere come vuole: basta non far male a nessuno. PEr [...]

  • Riccardo: molto molto dolce! Un plauso ad Evelina, donna che non si è piegata [...]

7
7
62

Finché non verifichi

Anatomia di un'attesa

18 August 2026

La luce del frigorifero si accende. Fuori è buio. Resti con lo sportello spalancato senza prendere niente. Una bottiglia d’acqua, mezzo limone e un contenitore sigillato con la pellicola. Lo sposti di un centimetro. Richiudi. Sul tavolo il telefono si illumina. Lo raggiungi pensando sia lei. Non [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • Ondine: Hai descritto perfettamente l'attesa di un amore perfetto distante e idealizzato [...]

  • zeroassoluto: Amore malato lontano dagli occhi, a senso unico.
    Amore sbagliato di chi [...]

5
12
43

I tempi della mia infanzia

Quando la famiglia e la comunicazione erano valori inestimabili

18 August 2026

Bei tempi quelli della mia infanzia: un mondo sospeso tra semplicità e calore umano, un’epoca in cui il senso di appartenenza al nucleo familiare e alla comunità era il vero tessuto connettivo della vita quotidiana. Ricordo come tutto ruotasse attorno all’amore genuino, al rispetto reciproco e [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

Torna su