Sotto il cielo di un caldo agosto, i bambini erano seduti sul muretto di confine che separava le due proprietà. A poca distanza, due uomini rientrati dal lavoro sorseggiavano un bicchiere di vino bianco fresco con succose pesche tagliate a pezzi. Sedevano all'ombra di un pergolato da cui pendevano grappoli di uva dolce e profumata, mentre api laboriose svolazzavano intorno agli acini zuccherini. I due si godevano in silenzio il chiacchiericcio giocoso dei piccoli. La somiglianza tra loro era evidente: capelli neri e occhi chiarissimi. Anche da seduti si intuiva la stessa corporatura robusta, con spalle larghe e braccia abituate al faticoso lavoro della terra. Solo i solchi sul viso svelavano la differenza d'età.

Il più anziano sorrideva; i suoi occhi seguivano i movimenti dei bimbi che provavano ad arrampicarsi sul muretto per imitare i grandi.

Una giovane donna uscì di casa portando un canestro di frutta. Dietro di lei, una donna più anziana reggeva una caraffa piena di acqua fresca con alcune fette di limone e dei bicchieri impilati uno dentro l'altro. La combriccola sul muretto si accorse del loro arrivo e, in un attimo, come uno sciame festoso, andò incontro alle donne correndo e ridendo.

«Mettetevi seduti e state tranquilli un attimo, ci pensa nonna a farvi fare una bella merenda!»

La vecchia donna si accomodò a capotavola. Avvicinò la cesta della frutta che la più giovane aveva posato sul tavolo e, dal grembiule legato in vita, estrasse un piccolo coltellino a serramanico. Lo aprì con destrezza. Iniziò a sbucciare grosse pesche e albicocche, separando i grappoli d'uva con maestria. Passava poi i frutti alla nipote seduta di fianco che, a sua volta, li offriva a chi le sedeva accanto; così facevano tutti, fino ad arrivare ai più piccoli. Iniziarono a mangiare insieme, mentre i due uomini guardavano quella nuova generazione della famiglia con uno sguardo sereno e pieno di speranza.

«Jaja, ci racconti una delle tue storie?», chiese il più vivace dei ragazzini, che aveva già tracce di succo che gli gocciolavano dagli angoli della bocca.

«Cosa mai vi potrei raccontare di nuovo che non abbiate già ascoltato almeno una volta?», rispose la nonna, senza interrompere il suo lavoro.

«Raccontaci la storia del gigante che protegge Alghero!»

Era una delle leggende che amavano di più, ed era anche una di quelle che cambiavano sempre a seconda di chi le narrava.

La vecchia donna stava seduta composta. Aveva un corpo robusto, un seno florido e una schiena dritta nonostante gli anni; i capelli bianchi erano raccolti in uno stretto chignon che non lasciava sfuggire neanche un ciuffo. Con pazienza passò un tovagliolo sulla lama del coltello per pulirlo, lo richiuse e con attenzione se lo ripose in tasca. Prese un pezzetto di pesca, lo gustò e chiuse gli occhi. I bambini rimasero in un silenzio religioso, aspettando che la nonna iniziasse il racconto.

«Sentite questo bel venticello fresco? La storia del gigante è legata al vento che colpisce la nostra terra. Ecco, mangiate la vostra merenda, che oggi vi racconto una storia speciale. È una storia vera, sapete? Ma di una verità antica, di quelle che si leggono nel profilo delle montagne e nel profumo del mare».

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