Fumo all'orizzonte. La strada sembra offuscata dalla nebbia bianca di una baracchetta improvvisata, dove un uomo con grembiule bianco armeggia su una graticola arroventata con spiedini sfrigolanti e profumati di cipolle scalogne. Sembra che si stia compiendo un rito con un sacerdote d'altri tempi in un tempio votato agli dei, intento a offrire alle divinità le interiore di animali e a scoprire nella loro cottura il destino di tutto un popolo. Oggi invece sono piatto prelibato dello street food. Quelle che qui vengono definite le stigghiole non sono altro che spiedini fatti con  budello di vitello,  addolciti da grassetti e conditi con cipolle scalogne, sale e limone, accompagnati infine da fiumi di birra e per i più delicati dai pani torcigliato o mafaldina . Una vera prelibatezza della cucina popolare, un tempo disdegnata dai nobili signori perché a loro sarebbe toccata la costosa carne ed ora golosità palermitana -popolare, aperta a chi abbia voglia di sapori forti e inebrianti lungo la strada per andare  a casa  dopo una faticosa giornata in ufficio o a vendere qualcosa nei mercati popolari della Vucciria e di Ballarò.
Sì, perché è  più uno spuntino pomeridiano, con il rito dell'accensione della fornacella intorno alle tre- quatto postmeridiane per lasciarsi attirare dal profumo del fumo che avvisa che le stigghiole stanno cuocendo e che sono quasi pronte per essere consumate. 
Non si spreca nessuna "abbanniata" perché basta il fumo ad avvertire il cliente della presenza del venditore di stigghiole. Con il suo "falaro", grembiule bianco, Vicè sfila con una velocità impareggiabile le stecche di stigghiole e taglia taglia con gusto versando tale prelibatezza  nel piatto, innaffiandole con limone siciliano con una spruzzatina di sale di Trapani. Ed ogni pomeriggio è lì, da trent'anni.  Se vi viene il "pititto" e passate da via Villa Adriana, a Palermo, fermatevi! Ne vale la pena. E poi...fatemi sapere.

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