Una barca avanza tra la pasticceria ed il desco verso la casa che  accoglie la famiglia riunita tutta assieme per godere del meritato riposo settimanale ed offrire le preghiere alla divinità nel giorno di domenica dell'anno del Signore 2017. Una barca di cartone reca sopra il suo pontile cannoli  stuzzicanti come cannoni di un vascello settecentesco. Cannoli rivolti dai due lati della barca di cartone verso il mare e che guardano oltre l'orizzonte della comune golosità. Fragranti cannoli con dentro un carico di ricotta lavorata can cioccolatini e al centro una fetta di arancia zuccherata o una ciliegina sprofondata in mezzo a tanta fragranza. Cannoli pronti ad esplodere la loro prelibatezza come canne di cannone o canne di fiume cui veniva arrotolata fino a pochi decenni fa la cialda durante la sua preparazione.  Si narra che il cannolo sarebbe stato inventato dalle abili mani delle suore di clausura di un convento nei pressi di Caltanissetta partendo da un'antica ricetta romana poi elaborata dagli arabi. Pareva che da quelle cialde potesse uscire acqua invece di ricotta. Si narra pure che furono per prime le donne del'harem del Castello delle donne del signore dell'allora Qal at al-Nissa (Caltanissetta) le inventrici della ricetta. In questo luogo gli emiri saraceni tenevano i propri harem e fu qui che le donne dell'harem lo crearono per prime, forse come omaggio vagamente fallico ai propri uomini. Queste donne pare si fossero ispirate ad un dolce di origine romana, di cui già parlava Cicerone,che lo descrive come consistente in un tubo farinaceo ripieno di un dolcissimo cibo a base di latte.
Le donne di questo harem, durante le lunghe assenze dei propri consorti, per ingannare l'attesa, si dedicavano alla preparazione di cibi e dolci elaborati; queste, sempre secondo la tradizione tramandata, avrebbero dunque modificato un dolce arabo già esistente, fatto di ricotta, mandorle e miele, rielaborandolo con la ricetta romana citata da Cicerone e dando così vita ad una specialità che sarebbe poi divenuta universalmente e golosamente nota. Successivamente con la fine del dominio arabo in Sicilia gli harem scomparvero e non è da escludere che qualcuna delle favorite, convertita alla fede cristiana, si sia ritirata nei monasteri, portando con sé le ricette che avevano elaborato per le corti degli emiri. Quindi secondo la tradizione fu proprio quella del cannolo siciliano una delle ricette tramandate dalle donne musulmane alle consorelle cristiane, che lo iniziarono a produrre inizialmente durante il periodo carnevalesco, per poi diventare di uso e produzione durante tutto l'anno. Non è da escludere pure un gusto spagnoleggiante per l'idea del vascello carico di cannoni di zuccata, ricotta cioccolato e cialda.
Tonino era sempre contento di portare a casa ogni domenica il vassoio con i cannoli. Sembrava un capitano di nave con la sua arca piena di cannoni di bontà. Questa usanza l'aveva ereditata da suo nonno quando, lui piccolino, vedeva la domenica arrivare il padre di suo padre con il suo vascello di dolci e tale sbarco di vascello con cannoni di ricotta allietava la tavola. Suo nonno era molto religioso e diceva che i dolci ogni domenica non dovevano mancare perché quello era il giorno del Signore e per celebrare la risurrezione doveva essere una grande festa anche in chi era povero. Pertanto il nonno trasmise questa usanza al nipote e così di generazione in generazione. E poi un pomeriggio domenicale senza il cannolo con il caffè, che pomeriggio sarebbe?

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