Chi ha paura del buio? Ricordo che da bambino la madre lasciava la luce accesa della cameretta. Era un conforto riuscire a vedere il mondo fino all'ultimo ed addormentarsi  lentamente. E quando Morfeo ci accoglieva sulle le sue morbide braccia, la luce, tanto amata, continuava nel sogno, in quel mondo, stranamente televisivo, dove i nostri desideri diventavano avventure da osservare, da vivere, da realizzare. Ma poteva pure capitare che la luce rimanesse spenta dentro la cameretta. Ricordo una sera, che mamma stava male e che non era riuscita a rimboccarmi le coperte. Era sopraggiunto il padre e dopo avermi dato la buonanotte, aveva spento la luce dal mio comodino. Fu così che casualmente in quella sera scoprii il buio. Sembrava un telo nero, dove si avvicendavano immagini della giornata, esperienze vissute, emozioni provate ed i pensieri, tutti i miei pensieri che si rincorrevano scherzando e giocando a nascondino. 
Riuscì a volare. Come Peter Pan. Fra le nuvole e dentro il telo nero che era stato calato per accogliere le ombre delle mie sensazioni.   Dai miei compagni di scuola avevo sentito dire che il buio faceva loro paura. Ma chi aveva paura del buio? Solo una volta ebbi paura, quando una zia mi raccontò la storia di un uomo nero che rapiva i bambini, " che li teneva per un mese intero". Mia zia voleva allietarmi con la sua canzone, una filastrocca, ma fu l'occasione per scoprire che dietro il buio e non solo, si nascondono i pericoli, che bisogna evitare. Ma il dramma calò in me quando capii invece che bisognava stare attenti ai pericoli anche nelle ore della luce. E da qui non feci differenza tra buio e giorno, tra sera e luce. In tutte e due le condizioni il pericolo poteva insidiarsi. L'importante era di raccontare tutto a chi, sappiamo, ci vuole bene per disperdere tutte le nostre angosce ed apprensioni come una bolla di sapone nelle mani della nostra fragile emozione e rivedere nel buio il resoconto della nostra giornata come sotto un cielo di stelle, tutte attorno alla luna a forma di cuore.

 

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