Stava in mezzo al campo di grano appeso alla sua croce. Le braccia distese e la testa leggermente reclinata sul petto, pareva guardare la famiglia di cinciallegre che aveva fatto in nido proprio nel mezzo del suo corpo di paglia. Ogni tanto parlava con gli uccellini anche se questi non lo capivano, sapeva che gli erano riconoscenti per il rifugio che dava loro durante i temporali. I piccoli si stringevano alla mamma, al calduccio e lui sorrideva.

Un giorno passò da quelle parti un ragazzino, e vedendo la situazione chiese con cattiveria: <<Amico Spaventapasseri, perché non fai nulla per scacciare le cinciallegre? Sei stato costruito per spaventare gli uccelli non per difenderli, e accoglierli.>>

<<Li tengo con me per difenderli dalle bisce e dai monelli che tirano sassi per colpirli. Mi fanno compagnia.>>

<<Sono degli estranei dovresti mandarli via.>>

<<Ogni creatura ha diritto ad avere un posto dove stare e vivere in pace e loro non fanno male a nessuno.>>

<<Mi spiace per te ma credo che te ne pentirai. Sono pur sempre degli estranei, devi cacciarli non accoglierli.>>

Lo spaventapasseri non rispose, ma sul suo viso si disegnò un sorriso consapevole, di chi la sa lunga.

Dopo qualche tempo, il ragazzo e la sua famiglia furono costretti ad emigrare in terra straniera, tra mille difficoltà non riuscivano a trovare un posto dove stare. Li ospitò un uomo che viveva ai margini della società dentro una baracca di cartone. Allora, il ragazzino, ripensò allo spaventapasseri e al nido di uccellini e capì che tendere una mano è un gesto di fratellanza, non solo di cortesia.

 

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