Non ci sono scuse per questa  vita, spesso disprezzata e classificata come vuota. Eppure la routine, a volte, ci porta a far passare gli anni con una certa velocità e ci fa dimenticare che ogni piccolo frammento di tempo è una miriade di battiti del nostro cuore. Nella clessidra del nostro alternarsi di speranze e sogni, si nasconde la cruda realtà che è personale interpretazione psicologica e che ci fa vedere il bianco nel nero e se è nero, ce lo fa immaginare bianco. Ma qual'è la verità? Forse non esiste, non è mai esistita. Lo diceva pure Pirandello tra la fine dell'Ottocento e fino al primo trentennio del Novecento. A volte crediamo di essere nella realtà ma la nostra interpretazione, diversa da quella degli altri, porta il saggio a riconoscere l'inesistenza dell'essere, fuorché sia spettatore del film della vita da una posizione strategica. Perché se si lascia coinvolgere, se pretende di essere attore senza studiare la dizione dell'infinito, se si lascia turbinare dal vento delle emozioni abituandosi ad esse, non percepisce più quella realtà come esistenza reale e precipita nel vortice delle diverse interpretazioni, scivola nel nulla, nel buio della notte ancestrale, che dimostra l'inesistenza della nostra monade, della solitudine delle monadi altrui solo in eterna ricerca di loro stessi. Ed il pensiero si trasforma in desiderio d'identità, anche a costo di essere protagonista del nostro insuccesso, della nostra perdita di sentimento in quanto si era creduto egoisticamente di stare con l'immagine dell'altro per realizzare i nostri sogni personali. E quello che si era una volta non si è più. Quello che si era promesso una volta si trascina come carretto arrugginito, non ben oliato negli ammortizzatori e cigolante di delusione, come cadavere in un accompagnamento finale. Che vale strapparsi i capelli se tutto è stato finzione? Che vale sprecare forze se il pensiero ti porta verso compensazioni dell'immensità. Si rimane a bocca aperta, folgorati dalla nostra miseria umana e dalla bellezza del nostro creato. Ed allora, solo allora, si riprenderà a cogliere tutte le meraviglie della nostra vita e a ritrovare Dio nel soffio che ci anima, nel cuore che ci batte nel petto, nell'anima, sì, quella nostra anima, che è in eterno ascolto dell'infinito.

 

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