La tariffa del treno, la più conveniente non c’è da stupirsi.
Il parco in Largo Somalia dove andavo con la zia Lola ora ospita una futura fermata della linea B1. E i lavori alla linea della metro non sono cambiati, proprio no.
Il bagno celeste e nero di mia zia, quello non cambia mai. Ma è scomparso il libro sui rimedi omeopatici alla stitichezza.
È cambiata la domestica, l’ultima è scappata urlando. Ma questa, Cristina, la vedo tranquilla e serena, sopravvivrà.
Ho trovato cose che non cambiano e la frase di mia zia lo conferma.
“Non è cambiato nulla. Negli ultimi 24 anni non è cambiato nulla.”
Anche lei rimane costante davanti agli anni che hanno superato gli ottanta. La guardo parlare. Il suo volto trema un po’ di più dall’ultima volta che l’ho guardata, ma è emozionata di avermi a casa, sarà per quello. È ancora compatta, austera, identica come i quadri del salotto o la macchia scura sul divano arancione.
Ci sono libri nuovi nello scaffale e il Corriere della Sera sul carrello di cristallo. Immancabile.
Le ho fatto fare tardi stasera. Come al solito ho iniziato a parlare e ho perso la cognizione del tempo. Ma anche se è stanca il suo sguardo si mantiene attento e vivace. Mi ha già detto “buonanotte” tre volte ma è ancora infossata nel divano. Al primo momento di silenzio che concedo alla nostra conversazione, decide di alzarsi, a fatica. Come un gattino che tenta di salire su uno scalino troppo alto. Le allungo una mano per aiutarla e si arrabbia, capisco che anche in questo non è cambiato nulla. Ostinata e caparbia. Scivola sul bordo del divano e con grande fatica si alza.
“Buonanotte”. L’abbraccio più forte che è riuscita a darmi con le sue braccia flebili e la sua indole così poco espansiva.
“Ho dovuto aspettare il concerto del primo maggio per rivederti finalmente!”
Mi rimprovera con un sorriso e se ne va con le ultime raccomandazioni e con la frase “domattina dormi, non ti disturberò.”
Da sola sul divano ripercorro tutte le vicende della mia vita legate a questo posto. E ricordo lo stesso sottofondo: il pendolo. Lo sentivo con ben tre porte chiuse dal fondo del corridoio. Stanotte ci dormo accanto, sistemata in maniera ottima sul divano e mi sembra che sarebbe vuota questa casa senza questo suono. allungo la mano verso l’argenteria: i cioccolatini non mancano mai.
Non sei cambiata Silvia, non così tanto. Non sei straniera, ti conosci. Conosci tutto.
“Ho conservato la tua prima poesia.”
Si zia, faccio ancora poesie, ma non ho più il coraggio di pubblicarle. È una violenza rendermi pubblica, mettere a nudo il corpo e i pensieri.
Qualcuno ha scavato in me, più profondamente di quanto abbia fatto io. Qualcuno ha frantumato la mia coerenza e sta rimettendo ordine.
Non è confusione, ho chiaro cosa sono stata. E non mi curo di progettarmi un “cosa sarò”.

È suonata la mezza. Roma sta vivendo 5 piani sotto di me nei suoi motorini, nel torneo di calcetto della parrocchia, nella mamma che ninna il figlioletto disperato.
Mi lascerò a metà. Pronta a nuovi giri di boa, aperta a chi tenta di lasciarmi un po’ di sé. Mi lascerò a metà, mi lascerò…

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