C’è un respiro che non si vede. Si nota solo dal ventre della terra, che sa custodire per anni ed anni, per millenni, ogni espressione umana, ogni evento geologico, ogni testimonianza della vita su questo pianeta, come un immenso scrigno che l’uomo non sa più aprire se non per caso fortuito. La terra che calpesti non è un’accozzaglia di pietre, polvere e materiale biologico, ma è una coperta sui millenni, un cellophane opaco che custodisce il cuore del mondo. Costruiscono città sopra città, monumenti sopra monumenti e non si accorgono di operare verso l’annullamento dei pensieri, delle emozioni, delle edificazioni di un tempo passato, dove è stato tutto realizzato, dove l’azione umana ha prodotto cultura, dove si è gridato alla violenza, dove si è goduto del piacere che fruttifica. Ed il tempo ha fatto cadere su tali impalcature  la sua  polvere coprente, granello su granello,  pulviscolo su pulviscolo, fino a creare montagne sopra la vita di un tempo che fu, sopra  tutto ciò che un tempo risplendeva di luce propria. C’è un respiro che non si vede, ma si sente. Dai fremiti della terra, dagli sprofondamenti occasionali di strade credute eterne, dai cedimenti delle nuove architetture visibili. Si sente sotto i piedi che calpestano ciò che non si dovrebbe calpestare, che poggiano sopra cattedrali della storia. Pensieri che si accavallano, si uniscono per curare una memoria che è eterna, finquando l’uomo avrà la capacità e la voglia di ricordare per costruire una vita nuova e guardare con gli occhi del progresso. E la terra ha continuato a respirare e continua a ricambiare l’atmosfera attraverso i suoi alberi, fiaccole verdi di ossigeno ed anidride carbonica. Dormono ancora i resti delle civiltà e respirano da sottoterra tutte le emozioni del passato che riviste e rivissute si scoprono simili a quelle contemporanee perche corredo ereditario dell’umanità. Respirano i monumenti violentati dalla storia sepolti per cancellarne l’obbrobrio, respirano un’aria che è storia, eventi, ere che si trasformano come pelle di camaleonte della terra. Si aprono i calchi di Ercolano e Pompei per rivivere ciò che non si è vissuto per creare ulteriori episodi nella storia. E rivivono i sentimenti le emozioni nei nuovi scenari perché cambiano i paesaggi ma le emozioni umane restano eterne, sempre di quell’eternità che l’uomo decide di dare secondo la sua opera ed azione nel mondo.

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