E’ maggio! Sdraiato sulla riva del mare, assopito dai caldi raggi del sole, mi godo una gentile brezza proveniente da Est che, voluttuosa e seducente, accarezza il mio corpo dentro un piacere trascendente.

Fra i miei remoti pensieri, si fa spazio come macchia di petrolio, l’immagine della città dolente. Schizofrenici e indispettiti, procedono avanti e  indietro, zombi che macinano il loro tempo fra le caotiche e perdute strade della miseria, mentre lo sterco tossico della combustione ardente, si fa alimento del Grande Cancro Padrone.

E poi rumori di macchine stridenti, di ferrraglia accartocciata dal potente maglio della paura padrona - e robot, androidi, cloni assetati di sangue, catene di montaggio in movimento perpetuo - la suoneria di Satana squilla suadente dagli smartPHone di ultima degenerazione di masse di decerebrati che pronti rispondono: “agli ordini”, confortando le perverse pretese dell’Anticristo.
E poi le fogne di Kabul, l’odore acre della morte sospesa, la speranza acidificata dai fumi della Sisha, l’eroina di stato sulla bandiera della pace, e le strutture regimentali dell’infantofilia, “l’olocausto bianco”, che si espande nella ragnatela mediatica come le metastasi di un cancro.

Un’ape ronzante si insinua ardita fra le allucinazioni del mio delirio spasmico – gli specchi dell’orrore si infrangono, la brezza di mare si rivela maestrale, il sole arroventa i suoi raggi,       

l’umanità risuona come sordo boato fra la selva di menzogne rassicuranti, mentre io rimando a domani l’analisi di questo mio spaventoso dolore che non conosce limite e ragione.

E’ maggio, e sdraiato sulla riva del mio mare, aspetto serenamente le indicazioni del destino, mentre lontano, la danza dei delfini bianchi, mi conforta sull’imminente fine.

 

Gianni Tirelli   

 

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