Io non c’ero, ma mi sembra di vedere Angela che sgattaiola nottetempo fuori dal suo letto, indossa le scarpe da tennis perché gli zoccoli fanno rumore e, dopo lunghi respiri trattenuti e attese che sembrano infinite, esce di casa.
Mi sembra di vederla mentre percorre le strade deserte di campagna, nella notte afosa sotto la luna che sembra un pallone pieno di gas rossastri, e si dirige verso la casa accanto all’ansa del fiume.
Mi sembra anche di vedere Storto che forse dorme e forse no, nella sua stanza sopra il vecchio pollaio, con tutte le sue cose riposte ordinatamente (e, d’improvviso, mi viene in mente che anche questo è storto, che la camera di un ragazzo dovrebbe essere un parapiglia di oggetti disseminati per ogni dove, come un tempio per gli dei del caos).
Vedo Angela che si avvicina al pollaio (sa che la nonna di Storto ha smesso anni fa di allevare galline, ma il timore è forte e quasi rinuncerebbe, il desiderio però è ancora più forte) e riesco a sentire lo stridore quasi assordante dei grilli, il gracidare delle rane che copre lo sciabordio tranquillo del fiume, il verso di qualche raro uccello notturno.
La vedo mentre, cautamente, afferra un mastello e lo rovescia, poi si aggrappa alle assi del pollaio e sale sulla cannicciata che funge da tetto.
Riesco persino a sentire il crepitio delle canne che si rompono, un istante prima che, senza un grido, Angela precipiti a terra.

Andammo a trovarla, appena i medici lo permisero, all’ospedale del capoluogo e guardammo i suoi capelli neri sparsi sul cuscino bianco come un misterioso tappeto tessuto a metà.
Guardammo i suoi occhi scuri e lucenti che si muovevano incessantemente dall’uno all’altro, come se in essi si fosse rifugiata tutta la vitalità del suo corpo che non si sarebbe mosso mai più.
Guardammo, leggemmo e capimmo e l’immagine ci rimase inchiodata in mente, nera, impalpabile e netta come le ombre scolpite da quel sole feroce.

L’avevamo ancora davanti agli occhi quando, qualche giorno dopo, uscimmo dal canneto e ci disponemmo in semicerchio alle spalle di Storto, che era andato al fiume per la sua nuotata quotidiana.
Rammento che si voltò appena, lentamente, come se non fosse sorpreso di vederci. E forse non lo era davvero.
Fu Tornado a parlare perché toccava a lui farlo, ma era come se la voce appartenesse a un altro. O a tutti noi.
«Vediamo quanto vicino riesci ad arrivare al gorgo» disse.
Storto sorrise con quel ghigno che conoscevamo così bene, salì sulla rupe, si chinò, piegò in quattro l’asciugamano, si fermò un attimo, col corpo bianco che si stagliava contro il cielo lattiginoso, e si gettò nell’acqua con un tuffo elegante.
Osservammo le sue braccia candide innalzarsi sopra il pelo dell’acqua, mantenendo inalterata la cadenza nonostante la corrente che si faceva più forte, e le onde che, con crescente frequenza, le sommergevano.
Rimanemmo a guardare a lungo, molto a lungo, anche dopo che scomparvero del tutto.

È passato tanto tempo da allora e molte cose sono successe. O forse no. Forse, in qualche modo che non riesco a comprendere, tutto era già successo quell’estate. È solo accaduto dopo, se capite quel che voglio dire.
Si può dire che Bomba si sia suicidato col cibo. Un giorno di qualche anno dopo, quando ormai aveva superato abbondantemente il quintale, stramazzò a terra mentre cercava di raggiungere la corriera che avrebbe dovuto portarlo all’università. Rammento il suo cadavere steso nella piazza del paese, con appena un filo di sangue che gli usciva dalla narice destra, i libri sparsi tutt’intorno e, tra essi, merendine e pizzette come se quello, anziché lo zaino di un laureando, fosse il cestino da merenda più grande del mondo.
Non so che fine abbia fatto Fulmine. Dicono che, un giorno, se ne sia andato per la sua solita corsa di allenamento sulle colline e non sia più tornato.
So invece che fine ha fatto Senna. Tra noi è quello che è diventato più famoso, anche se, ovviamente, col suo vero nome. Per parecchio tempo abbiamo seguito le sue imprese sulle piste di rally, anche se a bordo di un’auto, stavolta, e non di una bici. Credo che tutti, in qualche modo, sapessimo che non gli bastava, ma solo noi sapevamo perché si era fatto coinvolgere in corse clandestine su strade secondarie, fino a schiantarsi contro un tiglio.
Rambo non è andato lontano. Ha impiantato un centro fitness vicino al paese e gli è andata anche bene, per qualche tempo, anche se non saprei dire se il disastro è stato causato dalla crisi del settore o dal fatto che Rambo si gonfiava di steroidi. Ora, dopo un paio d’infarti, ha problemi ad alzare il cucchiaio della minestra.
Rock agli steroidi ha preferito la coca. Ha fatto molto più in fretta ed è sottoterra da parecchio tempo.
Tornado accudisce ancora sua sorella Angela. Quando li vado a trovare leggo negli occhi di tutt’e due la stessa domanda: quando finirà.
Io mi guardo intorno; annuso l’aria e cerco di evitare il temporale.
A volte, quando dormo sotto la luna che pare un pallone gonfio di gas velenosi, mi domando se per caso, quell’estate, non è davvero caduta su di noi una maledizione e se, una notte, come accade nei miei sogni, Storto busserà alla mia porta coi capelli pieni di alghe e un occhio mangiato dai pesci del fiume.
Allora mi sveglio di soprassalto e, dopo un paio di minuti, riesco a convincermi che è tutto un incubo, di quelli che tornano e tornano e tornano.
Non so se Storto fosse psicopatico, o sociopatico o solo timido, o se non provasse nulla per Angela oppure, semplicemente, se per lui il tempo delle “smancerie” era ancora lontano. 
Non lo saprò mai. Solo una cosa so.
Tra noi tutti, solo Storto poteva superare il gorgo.

Tutti i racconti

2
8
51

Vi narro della Gelosia

Quando l'insicurezza prende il posto della fiducia

10 October 2026

La gelosia è un sentimento antico, umano e complesso. Può comparire in qualunque relazione: tra partner, amici, familiari o colleghi. A volte si manifesta come una semplice inquietudine, un bisogno di rassicurazione, una domanda posta con apparente innocenza. Altre volte, invece, cresce fino a [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • Gennarino: Lumi: Gentile amico, grazie per aver letto e commentato. Per me la gelosia [...]

  • Gennarino: zeroassoluto: Gentile amico grazie per aver letto e commentato. La gelosia [...]

5
11
99

I cipressi di Bolgheri

Ciò che è veramente importante

10 October 2026

Camminavo lungo il rettilineo di Bolgheri, di cui tante volte avevo ammirato la capacità di simulare, in modo bellissimo, l’infinito. Quel giorno, però, era diverso: avevo male al collo. A sguardo basso vedevo solo l’asfalto e, sulla sua superficie, l’alternarsi di luci e ombre, come in discoteca, [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

6
7
55

IL TRENO DELLE CINQUE (2/2)

09 October 2026

Micia adesso se ne stava sulla porta, aspettando una carezza. Nell’orto comparivano i primi frutti. I fiori, davanti casa, erano uno splendore e a primavera inoltrata la voglia d’estate si faceva palpabile. Maria non aveva mai collegato le voci sul treno misterioso all’appuntamento enigmatico. [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Andrä: Originali e potenti le analogie >Treno/Morte/Caso<.

  • Dax: Bello e dolce.Like

5
5
33

Con le tasche colme di biglie

09 October 2026

Scappo da chi, sfida dopo sfida, ho privato pur dell’ultima sfera, nel pomeriggio più lungo e infuocato. Lui, un '58 due spanne più alto, umiliato davanti agli amici, già mi insegue, gridandomi dietro "Tanto ti prendo, se non oggi sarà domani". "No, oggi non mi acchiappi!" A casa, ansante e sudato, [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

  • Lumi: Non si può dire che ti manchi il dono della sintesi, ma...
    perchè [...]

  • Domenico Caricasulo: bello, sintesi efficace di quel tempo diverso. bello!

5
9
91

IL TRENO DELLE CINQUE (1/2)

08 October 2026

“Sciò, sciò.” Ogni mattina la solita storia. Quella gattina si piazzava alla porta di casa e non c’era maniera di mandarla via. Non si sapeva di chi fosse. Sembrava ben nutrita, non aveva l’aspetto di un randagio. Non riuscendo a infilarsi in casa si acciambellava sullo zerbino fino a sera quando [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

7
18
59

La misura del tempo

altri tempi

08 October 2026

Il cimitero del mio paese si trova sul lato destro della via nazionale che scende verso Isernia e sul lato sinistro salendo da Isernia verso il mio paese. Sembra una riflessione lapalissiana, ma, con il senno del poi, non è affatto banale. È chiaro che il cimitero è uno solo, ma quel che è da considerare [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Luca C: Per Rubrus e Lumi
    "e poi si guarda il cellulare mentre si guida, al [...]

  • Goccia: Luca C.: Bello emozionarsi del presente avendo un retaggio di emozioni antiche. [...]

8
12
107

Briciole

07 October 2026

Lei quasi appoggiò i gomiti sul tavolo, poi si ritrasse di scatto. «Non si appoggiano i gomiti sul tavolo!». Come un tuono, arrivarono nella sua mente le parole che sua madre le ripeteva ogni domenica a pranzo. Lui la vide smarrita, cercò di intuire quale fantasma l'avesse appena attraversata, [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Dax: carino.Like

  • Luca C: Quasi come loro, i dissuasori noi siamo capaci a distruggerli, e a posarci [...]

3
2
95

IL RITORNO DEL DINOSAURO

SANGUE E DENTI ROTTI NEL MIO DRINK

07 October 2026

Hi, qui è la Centrale Paranoica, quella di oggi potremmo chiamarla “ANCORA SANGUE E DENTI ROTTI NEL MIO DRINK”, vi piace il tema? Oggi torniamo a parlare di Frank Mooostro, ve lo ricordate lo stunt-man franato sputa sangue e kerosene? E la sua memoria da recuperare e l’incantevole Sissy ninfetta [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

5
14
63

Il linguaggio delle pentole

06 October 2026

Alzatasi all’alba, Maria ha sfacchinato tutta la mattina per preparare un’enorme teglia di lasagne, con la sfoglia tirata ancora a mano. Eccole lì, profumate e invitanti, pronte a sfamare le quindici persone che compongono la sua numerosa famiglia, generi e nipotini compresi. Ha sempre avuto una [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

  • MaricaR: Grazie Riccardo, col il tuo commento mi hai fatto ricordare tante altre cose [...]

  • Goccia: Vuote le pentole, vuoto l'animo di Maria. Quando l'intenso passato [...]

5
8
48

Bruno

06 October 2026

Sono le due di notte, Bruno è sul balcone di casa in cerca di fresco. Davanti ha un piccolo spazio con una manciata di alberi mezzi bruciati, quelli del posto lo chiamano parco. Alla sua sinistra una sequenza di palazzine popolari. Bruno è un settantenne ex operaio telefonico, pensionato da poco, [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

4
6
134

L'infermiera (2/2)

05 October 2026

I due agenti mi guardarono con chiaro risentimento, ma probabilmente avevano intuito quale terribile paura avessi provato, così evitarono di farmi la tipica ramanzina che meritavo per averli disturbati inutilmente. D'altronde, pensavo, le tasse le pago anch’io e ho il diritto di chiedere il servizio [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Dax: bella...Un finale veloce ma tenero.Like

  • zeroassoluto: Un po' spiazzante... le aspettative di una fine cruenta causata da vendetta [...]

5
6
70

Il buio

05 October 2026

La finestra sul mondo Da qui Da sola Osservo Gente che corre Gente che parla Gente che ride Io resto immobile Attenta Silenziosa Solamente gli occhi si muovono Il resto del mio corpo è fermo Inerme Il vento soffia forte Che voglia urlare? Le chiome degli alberi si piegano al suo volere Resistergli [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

Torna su