«Ascolta. Mi senti? Ci sei? Devi ascoltarmi bene. Inutile che ti agiti, non puoi muoverti, ascoltami! Tanto il tempo non ci manca. Guarda questo soffitto a pezzi, la muffa, guarda l’intonaco che cade. La vedi l’umidità che mangia gli angoli di questa stanza? Siamo noi, so che per te non è così, ma questa casa siamo noi: marcia, isolata, in mezzo al nulla della campagna, con l’erba alta che soffoca le fondamenta, ma resta in piedi. Crolla, ma resta in piedi, proprio come il nostro amore. Non fare quella faccia. Svegliati. Non guardarmi così! Pensi che la nostra storia possa finire solo perché tu hai deciso che è finita? Che presunzione, che fottuta presunzione! Senti come rimbalza la mia voce su questi muri vuoti? I legami veri non si recidono con una valigia o con un addio sulla porta di casa. Il nostro amore è una condanna, un patto di sangue. Io so cosa pensi. Pensi che io stia male… che sia fuori di testa. Ti sbagli, vedi? Cammino. Vado avanti e indietro su queste piastrelle scheggiate con sto cazzo di sigaretta. Cinque passi per andare alla finestra sbarrata, cinque passi per tornare al centro. Avanti e indietro. Il rumore delle mie suole e il mio fiato sono l’unica cosa che riempie questo vuoto di merda, a parte il tuo respiro pesante. Sono un ammasso di stracci, sai? Per colpa tua non sono più niente, esattamente come questo posto. Vuoi scopare in giro? Fallo! Te lo giuro, non me ne importa un cazzo! Vai nei motel, vai dove cazzo ti pare, riempiti la bocca e il letto, ma non mi puoi lasciare! Non mi interessa il tuo corpo, quella è carne da macello, è distrazione. Puoi scoparti chi vuoi, te lo concedo, ma non puoi andartene da me. La tua vita appartiene a questo nostro perimetro: il tuo ritorno è l’unica legge a cui devi obbedire. Tu non mi lascerai mai. Non lo puoi fare. Mi appartieni, ci apparteniamo! Ho guidato tutta la notte per portarti in questo paradiso privato. Ore e ore di autostrada e strade sterrate, con i fari dentro la nebbia e tu sul sedile del passeggero, incosciente con la droga che ti ho versato nel bicchiere prima di uscire. Ho guidato senza sosta, solo per darti questo momento di assoluta, limpida chiarezza. Ora il narcotico è svanito, e finalmente mi guardi. Mi fermo davanti a te, mi vedi bene? Sei così fragile quando non puoi interrompermi. È per questo che ho dovuto legarti alla sedia, è per questo che il nastro adesivo ti sigilla la bocca, lasciandoti solo la possibilità di respirare dal naso e di ascoltarmi. Ora lo capisci, vero? Non andrai da nessuna parte. Sto qui a guardarti, tra il fumo della sigaretta che si impasta con l'odore di polvere e piscio di topo. I tuoi occhi seguono ogni mio movimento, fessure spalancate, lucide di quel terrore puro, liquido, che ti svuota da dentro. Sai, riesco a sentire il battito del tuo cuore: un tamburo impazzito, un animale intrappolato nel petto che risponde a ogni mia parola. Gocce di sudore freddo ti colano lungo il collo e le vene sulle tempie sembrano gonfie fino a scoppiare. Bello, vero? Eh sì, proprio bello. Sentirsi così vivi nell'angolo più sperduto del mondo. Hai paura che sia l'ultimo giorno per te? Non capisci niente. Io non ti distruggo, ti salvo. No, non muoverti! Non serve a niente. Questo gemito soffocato, acuto, che ti vibra in fondo alla gola... è bellissimo. È un suono onesto, finalmente. Adesso ti giro intorno, lentamente. Non aver paura. Sento la tua schiena irrigidirsi come un pezzo di ferro. Il terrore è questo, no? Non sapere cosa c'è dietro di te. Sentire solo il mio respiro sul tuo collo, il calore della sigaretta che si avvicina alla tua pelle… si avvicina, ma non la tocca. Respira l'odore della mia pelle, del mio sudore, della mia fredda disperazione. Siamo una cosa sola, adesso, lo sai vero? Mi siedo sui talloni, proprio ai tuoi piedi. Ti guardo dal basso verso l'alto. I muscoli del tuo viso sono tesi fino a farti male. Vuoi urlare il mio nome? Insultarmi? Implorarmi di non farti male, promettermi che non mi lascerai? Non serve. È tardi. C'è solo questo silenzio squarciato dai tuoi respiri rapidi, corti, disperati. Goditi questo terrore, è l'amore che ci terrà uniti per sempre. Sobbalzi ancora? Te l'ho detto, non ti puoi liberare. Adesso prendo quella sedia sgangherata buttata per terra e mi siedo esattamente di fronte a te, ginocchio contro ginocchio. Riesco a sentire il calore febbrile che emani, il suo odore ha inzuppato i vestiti. Ti fisso, mi guardi. Hai le pupille dilatate. Hai paura che la mia rabbia si rovesci sul tuo corpo immobile e pensi che questo sia il mattatoio dove punirò la tua carne? Oh no, ti sbagli. Guarda adesso cosa succede: infilo la mano nella tasca dei jeans, lentamente. Senti il metallo che scivola fuori? La lama a scatto brilla sotto la luce grigia che entra dalla finestra sbarrata: è un riflesso pulito, quasi chirurgico, in mezzo a tutto questo squallore. Vedi come tremano le mie mani? Lo faccio per noi. Sento l'acciaio che morde la mia pelle, pronto a spaccarla. Non sbarrare gli occhi così. Non emettere quel gemito. Adesso capisci. Capisci che la tua prigione non è questa sedia. La tua prigione è guardare me che mi distruggo per te. Se io sanguino, tu sanguini con me. Rimani qui a guardare il pavimento che si riempie della mia vita, senza poterti muovere, senza poter scappare, senza poter chiudere gli occhi. Questa è la nostra eternità. Tu mi guarderai svanire centimetro dopo centimetro, guarderai il crollo definitivo delle nostre mura. Non mi lascerai mai, perché io sarò l'ultima cosa che vedrai prima di impazzire. Guarda bene. Adesso cominciamo. Che lo show abbia inizio! Guarda il polso come si spacca! Guarda il sangue! È vivo, è denso! Non scuotere la sedia, non serve a un cazzo! Ti taglia i polsi quella corda, resta immobile. Non mi puoi raggiungere, non mi puoi fermare. Puoi solo guardare. Vedi il mio sangue come cola veloce sulla mano? Gocciola sul pavimento nudo, si fissa sulla polvere, spegne la sigaretta che ho buttato a terra. E ora l'altro polso: un altro taglio, più fondo. Non fa male... no. C'è solo una strana, gelida leggerezza che sale. Non impazzire con quegli occhi. Non piangere, è troppo tardi. Respira dal naso, respira! Questa è la tua esecuzione. La morte della mia carne è la fine della tua vita. Sto... sto cadendo all'indietro. Mi gira la testa, ho le vertigini. Non ho... non ho più forze. Le braccia... sono di piombo. Ma non staccare gli occhi. Guarda giù... guarda le tue scarpe. Il mio sangue arriva da te, Marco. Ti tocca... ti bagna le suole. Ti sto battezzando, amore mio. Le pareti... girano. Tutto grigio. Ma io ti guardo. Non perdo... il tuo sguardo. La mia testa... cade di lato. Che freddo... che freddo nelle ossa. Sto scivolando... a terra. Un mucchio di stracci... al buio. Ma tu resti lì. Il mio uomo... vivo. Senza un graffio... ma morto con me. 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Non mi... lascerai... mai… non ti lascerò mai».

Tutti i racconti

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L'esecuzione

28 September 2026

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