Tutte le mattine, più o meno alla stessa ora, li vedo.
Lui è lì, sul marciapiede poco prima della fermata della corriera.
Lei è al balcone, pigiama chiaro e una sigaretta tra le dita.

Quando passo in auto li intravedo soltanto per qualche secondo, ma è sempre uguale: lui guarda verso l’alto, lei si sporge un po’ e parlano.
Non so di cosa.
Forse si raccontano il sogno della notte, forse si dicono solo “buongiorno” ogni volta come fosse la prima.
Lui ha l’aria di chi non ha fretta, lo zaino in spalla.
Potrebbe andare a prendere l’autobus, ma non l’ho mai visto salire.
Quando passo la corriera non è ancora arrivata, o forse è già andata via, non saprei.

C’è qualcosa di tenero in quella scena.
Non è amore, o forse sì, comunque è un amore che non chiede niente.
È un rito privato, un tempo sospeso prima che il giorno inizi davvero.

Una mattina ho rallentato, per guardare meglio.
Lei rideva, lui si aggiustava il giubbotto forse per nascondere un sorriso.
Un altro giorno invece lui parlava gesticolando e lei ascoltava seria, tirando dalla sigaretta senza guardarlo.
Sembravano due attori che recitano ogni giorno la stessa scena, ma con sfumature sempre diverse.

Mi sono chiesto chi siano. Se si conoscano da anni o se un giorno, per caso, lui si sia fermato e lei lo abbia salutato.
Forse la prima volta lei gli ha offerto una sigaretta, o forse gli ha solo chiesto l’ora.
E da allora non hanno più smesso.

Mi piace pensare che per entrambi quel breve dialogo sia la parte più intensa della giornata.
Mi piace credere che lui magari non salga mai sull’autobus, che arrivi fino alla fermata e poi torni indietro.

Domani li rivedrò, ne sono certo.
Lei al balcone, lui sotto. 

Tra loro un filo d’aria pieno di parole invisibili.
Io passerò come sempre davanti a loro per un attimo e penserò che alcune storie non hanno bisogno di cambiare. Basta che continuino a esistere, tutte le mattine.

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