La catena di montaggio non conosce pause
è un nastro che scorre veloce, moltiplicando gesti e abitudini.

Smog e street food impregnano l'aria;
vetrine mutano faccia, ma non voce;

porte automatiche che salutano tutte allo stesso modo.
 

I clacson e i suoni delle rotaie
scandiscono un tempo incessante, ritmato come un treno folle che non conosce fermate.
 

Dal supermercato si odono i soliti suoni che lacerano l'anima:
sacchetti che fanno lo stesso rumore,
lame che affettano carne,
e i bip delle casse che suonano come pugni allo stomaco.
 

E intanto, da qualche parte, un filo d' erba squarcia il cemento di un marciapiede.
 

Facce da Pierrot
si perdono nel buio degli schermi,
alimentati da miliardi di dita
che ripetono gli stessi gesti:
scelgono e scartano
amori, emozioni, sguardi.
 

Eppure, nel ticchettio del mondo,
c'è un treno che corre su un altro binario.
 

Nei vagoni, facce tutte diverse,
impronte digitali mai replicabili,
voci e cicatrici autentiche fanno da resistenza al mondo
che tenta di impilare persone come soldatini di piombo.
 

Sì - otto miliardi di embrioni non seguono algoritmi e nessun cuore batte allo stesso ritmo.
 

Nel treno che non conosce fermate 
uno studente con un libro stropicciato,
un anziano con un sacchetto di arance,
un uomo che accarezza il rosario con gli occhi chiusi.
 

Sì - ci sono otto miliardi di esempi.
 

E allora in questo mondo che replica sé stesso,

una scintilla, un nome, un respiro.
 

Nessuno è uguale a nessuno.

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