Quella mattina ero in gran forma: mi sentivo piena di energia, gioia ed armonia. Guidavo come al solito cantando… Faccio un gioco quando sono sola, pensando una parola e trovando la canzone corrispondente; se non trovo la canzone, la invento. Per cui cantavo, giocavo e ridevo.
Arrivata al mare parcheggiai la macchina a ridosso della passeggiata lungomare che, elevata di un paio di gradini sopra il livello stradale ed ornata di aiuole e palme, rendeva sicuro l’accostarsi.
Avevo sessant’anni e mi sentivo ventenne. Aprii la portiera dell’auto… ed ancora ridevo!
Una signora, sulla passeggiata, ricambiò il mio sorriso: anziana, portamento longilineo, vestiva impeccabile ed un po’ démodé: cappellino rosa a larga falda, una piccola borsa, calze spesse come usano gli anziani, scarpe mezzo tacco, guanti estivi di pizzo. Il sole alle sue spalle la rendeva un poco evanescente, una figura d’altri tempi: sembrava uscita da un quadro di Monet... m’innamorai!
Mi venne incontro a piccoli passi. Con un grande sorriso la salutai con calore e lei mi raccontò della sua vita.
Aveva novant’anni, parlava di sé... Non erano le parole ad attirare la mia attenzione, neppure la voce dolcissima, ma un fluire di sottile energia tra noi. La guardavo profondamente e... vedevo me stessa alla sua età. Lei forse ritrovava in me la sua giovinezza!
Eravamo come avvolti in una bolla di grande affinità, il mondo era scomparso.
Il tutto in quindici minuti o poco più.
Ci salutammo abbracciandoci e lasciandola le sussurrai: “a novant’anni... voglio... essere come lei“.
Mi sembrava di fluttuare leggera e felice, due esseri spirituali si erano incontrati e riconosciuti al di là delle apparenze, al di là delle forme... che sia questo il vero amore?
Non la incontrai più. Qualche volta mi sembrò di intravedere tra la folla un cappellino rosa... forse lei? Non la cercai.

Il ricordo di un incontro magico rimase intatto, intatta pure l’immagine di me... a novant’anni.
 

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