La morte uno se la può immagine in mille modi.
C’è chi pensa al tristo mietitore che gioca a scacchi, chi a qualche ombra strisciante, chi alle danze macabre. Probabilmente molti miei coetanei pensano a riferimenti cinematografici (Voldemort, l’occhio di Sauron, Pennywise/It su tutti).
Io se ripenso all’inferno di caldo e cemento che ho vissuto qualche giorno fa vedo davvero la morte.  
Sto sinceramente male solo a pensarci.
È metà luglio, è un pomeriggio di solleone. 
E io da bravo re della savana degli scemi sono a correre. 
Perché?
Per staccare la testa, per la salute, il colesterolo, perché sono un coglione. Posso raccontare mille favole straight edge / salutiste ma fa talmente caldo che non c’è altra spiegazione che tenga. 
Poi sì, ci sono state alcune strane coincidenze che mi hanno portato a uscire a correre in pieno pomeriggio, va bene. Ma un minimo di capacità critica avrebbe dovuto portarmi a svaccarmi all’ombra sulla riva del Sacro Fiume Oglio e non a corrervi a fianco in pieno sole. 
Nessuno intorno a me. 
Nessuno. 
Neanche un cane. Non un insetto. Tutto incredibilmente fermo e silenzioso. 
Manca solo la proverbiale balla di fieno che fa tanto duello di mezzogiorno nel west. 
Arranco talmente tanto che mi sento l’uomo con la pala nel celebre film di Sergio Leone. 
Solo che quello col fucile non lo vedo. Lo cerco. 
Un campanile inesistente inizia una lugubre sequenza di rintocchi. 
Vedo vecchi sciamani Irochesi indicarmi la via per segrete oasi, Castañeda se la ride bevendo un cocktail con ombrellino da turista. 
Un minatore ubriaco dell’antico West mi indica una fontana da cui sgorga gatorade. 
Che stiano iniziando le allucinazioni?
Persino l’asfalto su cui corro sembra molle, come se si stesse sciogliendo. 
È lo spazio- tempo che si dilata?
No, è proprio l’asfalto che sembra morbido.
È come se l’avessero appena fatto. 
Che si faccia il giro d’Italia in pieno luglio su una pista ciclabile? Vabbè che è ciclabile però mi sembra un pelo improbabile persino come allucinazione…
Eppure è talmente nuovo e caldo che sembra davvero sciogliersi. 
Mi avvolge il piede sempre più ogni volta ad ogni passo.
Che sia un livello superiore di allucinazioni?
Beh i racconti post lsd parlano di sensazioni corporee aumentate, sentire i colori cose così. Hofmann l’ha sperimentato in bici, chissà correndo… 
Qualche curva e no, scopro che almeno questa un’allucinazione non è. E per di più la situazione del caldo percepito riesce pure a peggiorare. 
L’asfalto è molle davvero perché lo stanno mettendo in questo dannato istante. 
Me lo spiegano una ventata di calore ed una perduta anima infernale vestita da operaio stradale che mi urla insulti irripetibili pronunciati in quello che sembra aramaico antico.
Tra le varie mi sembra d’intendere chiaramente “Pape Satàn, pape Satàn aleppe!” ma qui persino Virgilio se l’è data a gambe. 
È incredibile quanto non si creda alla mia evidentissima buonafede. 
A mio difesa segnalo all’infernale guardiano che studio aperto sono decenni che dà consigli ma non aveva mai evidenziato la necessità di controllare il piano asfalti intercomunale prima di iniziare una maledettissima corsetta. 
Una maledettissima corsetta infernale che per poco non stava diventando da allucinazione dantesca a film thriller in cui devo salvarmi da un blob di cemento rovente che mi insegue e da uno stuolo di diavoli/operatori anas inferociti.
Die Hard/Trappola di Cristallo in chiave Camunia Asfalti.
Memento mori come sottotitolo.
O meglio, cemento mori. 
 

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