Abbracciò la mamma senza dire una parola, ma già quel gesto era un magico, silenzioso dialogo d'amore. Rinacque e per un attimo tornò bambina nella casa dei nonni, rivide il fienile, l'altalena dalla quale scivolava felice. I tramonti tra gli alberi, il suono del vento, il frinire delle cicale, ogni alba e ogni notte della sua fanciullezza, respirandone i profumi. Come per incanto tornò nel ventre materno, minuscola creatura in un santuario d'amore.

Voleva a tutti i costi quel figlio invisibile che già respirava dentro di lei, ma aveva paura; paura delle voci e degli sguardi nella scuola dove studiava, paura di quello che avrebbe dovuto affrontare da sola. Strinse più forte la mamma, quasi volesse scomparirle dentro e pianse. Lacrime che erano amore pieno e consapevole, gocce di rugiada sulle guance. Guardò la mamma negli occhi, occhi che erano tutti per lei, occhi di cielo e d'amore. Cielo senza una nuvola, amore che era completo. Amore che solo una madre può provare per la sua creatura. Si sentì serena e immaginò la sua bambina, perché era sicura che sarebbe stata una femmina, rifare gli stessi suoi giochi. Pensò al nome, Alice e pensò che sarebbe stata bella come lei. Sarebbe stata una grandissima mamma.

Per amore, solo per amore. Perché l'amore è vita, una vita d'amore.

 

Grazie per avermi ascoltato

 

 

 

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