Il funerale, com'era logico pensare, era come tanti se ne vedono: semplice, sobrio, senza eccessi. Quello che colpiva era la foto del defunto, un tizio molto chiacchierato che si era fatto la nomea di mago, o qualcosa del genere: un orrendo primo piano con una faccia da cretino come poche. Chissà chi l'aveva scelta.

Fu un suo amico ed ex collaboratore a fare l'elogio funebre davanti a tutti, quella mattina. Salì sullo scranno visibilmente commosso, accompagnato da un secondo amico che si mise accanto a lui.

“Salve... vorrei solo dire qualche parola su quest'uomo. Ecco, lui... scusate, sono davvero sconvolto... io ho avuto la fortuna di essere presente quando se n'è andato, di sentire le sue ultime parole. C'era il prete con lui per dargli l'estrema unzione, gli ha chiesto se la voleva. Lui è... era... ha aperto gli occhi a fatica, ormai quasi non parlava più e ha... scusate...”

Si volse per un attimo a soffocare un singhiozzo, quindi tornò a rivolgersi alla platea con gli occhi pieni di lacrime.

“Lui ha fatto... un errore di grammatica."

Ci fu un certo mormorio tra la gente presente. Il secondo amico al suo fianco, prima contrito, alzò la testa con uno sguardo impanicato.

"Un cazzo di errore, ma proprio una puttanata... poi ha esalato l'ultimo respiro ed è morto. È morto così, sbagliando a parlare, come aveva sempre fatto durante tutta la sua vita. Le sue ultime parole sono state un errore grammaticale... scusate, non ce la faccio...”

Iniziò a piangere in un fazzoletto. Imbarazzo. Mormorio. Il secondo amico lì accanto ebbe un moto di disagio e prontamente intervenne.

“Eh... scusate… sapete, l'emozione...”

“Era così idiota...” gemette il primo con voce rotta nel fazzoletto, appena prima di spernacchiarci dentro per soffiarsi il naso.

“No, ecco... eh... dovete scusarlo ma...”

“Coglione... la pianta che se la scortecciavi potevi volare, ma come cazzo si faceva anche solo a pensare di poterlo credere...”

Il mormorio si alzò di volume. Il secondo amico tento di glissare alla bell'e meglio impadronendosi dello scranno, inutilmente.

“No, allora, non siamo qui per...”

“Manco i verbi sapeva coniugare. Che razza di imbecille...”

Altra spernacchiata di naso che fendette l'imbarazzo generale. Il parroco, il quale stava dietro verso l'altare, si nascose la faccia tra le mani mentre il crocifisso sopra di lui sembrava quasi guardarlo con compassione.

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