C'è un tizio accanto a me sull'autobus. 

In realtà siamo tanti dentro a ‘sta scatola. 

Buffo però, ci dicono che il metallo è un ottimo conduttore e questo pullman viaggia con l’elettricità. 

Ci fosse un incidente l'intensità di corrente ci ucciderebbe? Per ustioni o infarto? 

Boh.

 

Però è silenzioso. 

Se alla fermata non stai attento corri il rischio di vedertelo passare sotto al naso.

Amo il silenzio, invece son qua che sento il respiro del tipo dentro al mio orecchio. 

Mi sta così addosso che ha la testa sulla mia spalla.


"Che succede?" Mi domanda.
"Prego?"
"Le chiedevo cosa stesse accadendo. Non ha notato che siamo qui da dieci minuti?"
"Ah scusi no. Dieci minuti dice?”

 

Mi accorgo ora che siamo fermi.
Guardo fuori, poi l'orologio al polso e ancora fuori.
Le sei del mattino da pochi minuti, eppure c'è già un mondo sveglio che fa rumore, tanto rumore, troppo.
Sempre più spesso ho voglia di esserne escluso, detesto il fracasso.
A dire il vero non mi piace proprio il suono, nessun tipo di suono.
Anche quelli che tutti amano come le fronde al vento, la risacca, la musica... 

Per me l'unica musica è la pausa dello spartito.

Il brusio qui dentro è diventato frastuono. 

Stanno coi colli allungati in avanti per vedere che sta succedendo e parlano, s'interrogano a voce alta. 

Poco più avanti c'è una rotonda e i Carabinieri ne bloccano l'accesso. 

Un'ambulanza affianca il monumento centrale. 

Qualcuno urla e poi lo vedo.
C'è un corpo ormai muto appeso alla statua della piazza.

D'improvviso mi si chiude lo stomaco e si blocca il respiro, mi sento mancare e il buio m'inghiotte.

Qualcuno mi aiuta ad alzarmi.

Siamo ancora fermi.
Il mio vicino mi parla ma non lo sento, non sento nemmeno gli altri che mi stanno intorno.
Mi accorgo che non c'è più alcun suono, né dentro né fuori.
Le persone sono silenziose come l'ambulanza che si allontana.
Bocche tacite, mondo ovattato, ogni cosa è silente.
Ovunque.

"Ipoacusia bilaterale improvvisa grave da shock."
Questo mi hanno scritto sulla scheda ospedaliera di dimissione.

Pare accada di rado.

In pratica sono diventato sordo.

Nonostante mi conoscano bene parenti e amici sono afflitti, desolati.

Siamo in antitesi, vivono come disgrazia ciò che è gioia per me.
E' quasi un ossimoro che la sciagura di un uomo sia stata la mia fortuna.

 

 

 

 

 

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