Mi chiamo Luciana. Ho 62 anni. Vivo a Milano. Da 35 anni sono la portinaia al numero 7 di via Stoppani. Il palazzo dove lavoro é un gran bel palazzo privato con cortile e giardino interni, suddiviso in dieci appartamenti di lusso, tutti eleganti, tutti enormi. Sono vedova, bassa, brutta, grassottella, ho i calli ai piedi e a volte mi puzza l’alito. Non ho studiato, sono sempre stata povera, ho lavorato sui campi, mi sono sposata a diciasette anni, sono discreta, insignificante e modesta. Pur restando sempre educata, non sempre sono gentile, ma gli inquilini del palazzo mi tollerano perché in qualche modo mando avanti l’ingranaggio condominiale. Se da qualche parte sta scritto che le portinaie sono vecchie, brutte e bisbetiche, cosi, sullo stesso firmamento imbecille, é solennemente inciso che le suddette portinaie hanno gattoni accidiosi che sonnecchiano tutto il giorno su cuscini rivestiti di federe fatte all’uncinetto. Il mio si chiama Ragú ed ha 14 anni. Fino a questo punto il mio gatto ed io corrispondiamo perfettamente al paradigma della portinaia forgiato dal comune sentire. A ció si aggiunga l' ininterrotto vociare di una piccola televisione che tengo nella guardiola e l’odore di bollito, di zuppa o di fritto con cui cerco di far olezzare l’atrio del palazzo. 

La realtá é tutt’altra. Nel mio piccolo appartamento mi sono creata una stanza in fondo, la mia alcova, quella in cui trascorro i momenti più sereni del tempo libero e in cui, protetta dai rumori e dagli odori che la mia condizione mi impone, posso vivere a mio piacimento. « Buongiorno, signora Barbieri », mi salutano distrattamente i condomini e mentre attraversano l’atrio, sentono quei suoni soffusi che segnalano la presenza di una televisione accesa e, non brillando certo per fantasia, si figurano la portinaia (cioé io) stravaccata davanti all’apparecchio col gattone obeso acciambellato sulle ginocchia. Invece, rintanata nel mio antro, io non sento niente e mentre la televisione della guardiola bercia sciocchezze per teste di rapa senza che sia costretta a sentirla, leggo con le lacrime agli occhi « La morte a Venezia » di Thomas Mann, ascolto l’ottava sinfonia di Mahler o sfoglio con devozione il libro di John Rewald « Gli anni di van Gogh e Gauguin ».

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TEA TIME

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Homecoming

31 March 2026

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'A pastiera (la pastiera)

31 March 2026

'A pastiera è comm' 'a 'na bella femmena, cianciosa e prufumata. Tennera comm' 'a ricotta e ddoce comm' 'o zzucchero. Chioveno do cielo candite comm' 'a stelle, ammiscate cu ll'ove e ll'addore 'e millefiore. E che prufumo pe tutt' 'a casa. I' pe' tte esco pazzo, sfrenneseo. Me piace, me piace [...]

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Scarti

30 March 2026

A voi piace andare a gettare la spazzatura? A me no. Ho sempre lasciato che se ne occupasse Lilly. Io, quando era il momento, avevo sempre qualcos’altro da fare. Oppure me ne dimenticavo. Oppure ero di fretta. Oppure non avevo sentito. Oppure avevo il vestito nuovo o fresco di tintoria e tanta [...]

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30 March 2026

E poi avvenne la tragedia. Il giorno del suo compleanno Elia stava testando un nuovo sistema di interfaccia mente-macchina: un prototipo capace di trasferire pattern neurali nei sistemi artificiali. Qualcosa andò storto. Un sovraccarico improvviso distrusse il laboratorio secondario. Quando arrivarono [...]

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