Il vento è uno strumento di affinamento delle giornate umane. Porta con sé sogni e nostalgie, si imbosca tra i rami e culla la foglia, carezza il viso delle nuvole e reagisce con impeto alle sovrastrutture nel paesaggio, specie se sono abusive. Nella veranda guardi il cielo e ad ogni ora tutto cambia. Ci sono arrivi e partenze, polveri e immobilità, rami che si abbracciano e foglie che si rincorrono. Vorresti essere come loro. Nudo nell'anima e non nascosto dietro maschere e paraffine per non soccombere alla socialità ed essere accettato nella routine. Vorresti essere nuvola che si lascia carezzare o foglia che si lascia trasportare  senza alcuni progetti o mete prefissate. Eppure la notte nasconde sempre qualcosa come un armadio, ove si ritrovano a lunga distanza di tempo cose fotografie fiori rinsecchiti, oggetti di una memoria che ritorna letterariamente nelle emozioni di un tempo che fu. E a poco a poco perdi la corporalità e ti trasformi in una folata che ti permette di vedere dall'alto ciò che credevi di conoscere o di raggiungere vette che dalla terra ti sembravano insormontabili ma che con un battito d'ali  ora sei riuscito a dominare. Sei astronauta del tempo ed esploratore delle tue emozioni. Tutte cose che nella quotidiana trama avevi perso a poco a poco per mancanza di volontà e che ritrovi nella polvere e nella velocità di un abbandono totale.

E sei vento mentre riposa sulla sdraio la tua stanchezza e quel corpo, che comincia a dare preoccupazione man mano gli anni passano, man mano che i sogni scemano, man mano che il tempo scorre.

 

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La Versione sTramba

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