Non era ancora l’alba quando la sveglia suonó prorompente, segnale che un’altra giornata di lavoro stava per iniziare. 

Ad occhi chiusi allungai la mano verso il cellulare e, con movimenti incerti, spensi la sveglia.

 

La routine era sempre la stessa: caffè, sigaretta, doccia, vestirsi.

 

Era una giornata di autunno, la nebbia fitta circondava le case e quella mattina non permetteva di vedere nulla, se non ad una breve distanza. 

 

Solitamente, seguivo un’altra strada, costeggiata dai campi. Tipica strada provinciale di campagna.

 

Quella mattina, vista la nebbia decisi di cambiare strada, scegliendo quella più lunga, ma anche piú sicura, vista la nebbia che aumentava.

 

Mi avviai verso la fine del paese, per poi prendere la strada che mi avrebbe portato al lavoro.

 

Dopo qualche minuto, arrivai sulla strada esterna.

 

Una rotonda e, poco prima, le strisce pedonali che collegano il paese all’ingresso del cimitero.

 

Rallento, a poca distanza dalle strisce pedonali vedo cinque persone che le stanno attraversando. 

Nel mentre, pensavo anche che ci facessero delle persone in giro alle 4:30 del mattino.

 

Accendo la radio, ma quando arrivo alle strisce pedonali e mi guardo intorno, delle sagome intraviste nella nebbia non ce n’era nemmeno l’ombra. 

 

Continuai la strada fino al lavoro, pensando ripetutamente se la nebbia mi avesse giocato qualche brutto scherzo. 

 

Eppure, più ci pensavo, più avevo la certezza che le sagome fossero reali.

 

Non potevano essere svanite nel nulla, anche perché non c’erano vie o luoghi adiacenti alle strisce pedonali in cui potessero andare senza che io le vedessi.

 

Ancora oggi, quando percorro quella strada, nei giorni di nebbia, ci ripenso.

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