“Mi scusi, posso farle una domanda?” mi domandò un giovane dagli occhi smarriti seduto su una panchina, che mi fissava da un po'.
“Certo, certo!” mi affrettai a rispondere incuriosito.
“Ho bisogno di equilibrio e non lo trovo. A me sembra che lei ne abbia uno perfetto”
"E da cosa lo deduce?"
“Dal ritmo dei suoi passi. Sembra non avere fretta lei, non so se posso dirlo, lei è implicito”
“In che senso?” gli domandai pensando che non avrei mai attribuito quell'aggettivo a una persona.
“Lei trattiene dentro, insomma, la bellezza. Lei sa difendersi”

Andai a sedermi accanto a lui e cercai di tranquillizzarlo.
“Allora è questo ciò di cui ha bisogno: la protezione dalle paure?”
“Ehm, forse!” biascicò.
“Mi stia a sentire: coltivi dentro il suo mondo e pian piano lasci andar via le sue paure.”
“Tutto qua?”
“No, poi chiuda gli occhi e immagini di essere in mare aperto, leggero come un tronco...”

Chiuse gli occhi e mi sollecitò a continuare. “Poi? Mi dica, la prego!”
“Si lasci trasportare da quel che ha sentito dentro”
“Ed è sicuro che basti?”
“Basta, basta, mi creda!”
“Se smette di fidarsi di sé, comincia la paura e si lascerà travolgere dagli squilibri altrui.”
Per un attimo mi parve di cogliere sulle sue labbra un sorriso e mi sentii sollevato. Forse avevo alleviato la sua solitudine.
“Ci proverò” rispose alzandosi di scatto dalla panchina.
Lo vidi allontanarsi e la sua figura si assottigliò fino a scomparire. Non mi era mai capitato di dispensare consigli a uno sconosciuto ma mi resi conto che lui aveva colto tanto di me senza avermi mai incontrato prima.

“L'ascolto fa miracoli” pensai e gioii come fossi un bimbo che aveva compito la sua buona azione quotidiana.

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