Nel periodo in cui mi trasferii per studiare all’università degli studi di Genova, mi recai a una delle tante società di canottieri presenti sul territorio.
 

Quella che scelsi, in particolare, pratica canottaggio a sedile fisso e gozzo.
 

Perché mi cimentai nel canottaggio e non nella canoa? Probabilmente poiché allora vidi nel canottaggio uno sport più completo tra i due. In quanto si usano anche le gambe per spingere.
 

Li, per la prima volta, io utilizzai il remoergometro. Simulatore di vogata presente in ogni palestra. Che si rivelò successivamente un prezioso compagno e protagonista di questo mio percorso sportivo personale.

 

Incominciai ad allenarmi dapprima per due giorni alla settimana.

Per poi divenire così appassionato e agonista da concedermi di riposare solo la domenica.

 

In quella che, non vi nascondo, come dimensioni era una piccola palestra, si respirava comunque aria di sana competizione.
 

Concedetemi una breve digressione da questa mia descrizione, voglio rivelarvi il motivo per cui sono convinto di aver capito da dove provenisse appunto quella sensazione di sana competizione. 

Essa infatti non era, come si potrebbe pensare, conseguenza del modus operandi della stessa palestra e nemmeno dal suo enturage, o per lo meno non solo da essi.

Erano principalmente alcuni canottieri presenti, all’epoca solo dei ragazzi della mia stessa età, a far trapelare queste sensazioni. Con il loro entusiasmo e mentalità proiettata a gareggiare in competizioni a livello nazionale o addirittura internazionale. Riversati quotidianamente nelle accortezze per allenarsi in modo da raggiungere quei livelli.
 

Una volta inseritomi nel gruppo di atleti, mi insegnarono i tipici allenamenti da canottiere effettuati con il remoergometro.
 

C’erano le ripetizioni di media distanza e durata, ma in grande quantità. Con una breve pausa tra l’una e le altre. In cui bisognava stare entro un certo numero di colpi, cioè di remate, al minuto e mantenendosi entro una certa velocità di crociera.

 

Vi erano gli esercizi così detti di “fondo”, che allenavano per lo più la resistenza. Dove si stava al remoergometro anche un‘ora di fila. Anche qui velocità e i colpi dovevano comunque stare al di sopra di un certo livello, ma la sua tolleranza era ben più alta dei precedenti.

 

C’era la prova di gara. In cui si gareggiava al remoergometro con un avversario virtuale per vedere chi finisse prima i duemila metri. Che sono proprio la lunghezza di una gara standard di canottaggio.

 

Infine vi erano le partenze. Brevissime prove di accellerazione mirate ad aumentare l’esposività muscolare proprio in quella parte di gara.
 

“Prima le gambe, dopo la schiena e poi le braccia all’andata” mi ripeteva come un mantra il mio mister, poi aggiungeva sempre“Prima le braccia, poi la schiena e infine le gambe al ritorno e senza mai metterci meno tempo dell’andata”.
 

I giorni in cui ci si allenava al remoergometro erano alternati da corsa, anche solo per sei o sette chilometri, sala pesi della palestra e ovviamente le immancabili uscite in barca quando il tempo lo permetteva.
 

Tornando ai termini tecnici, di cui sicuramente molti di voi saranno già a conoscenza, un’altra differenza tra il canottaggio a sedile fisso e gli altri tipi di canottaggio o di canoa è il nome che si da alle barche a remi.
 

E già qui ci è la prima differenza, ovvero si chiamano “barche” e non “canoe”.
 

Poi ogni barca a remi ha quello che potrebbe essere definito come un suo nome proprio, per essere individuata velocemente.
 

La barca che nel canottaggio a sedile fisso viene usata come singolo solo per far gareggiare gli atleti più giovani si chiama Elba.
 

Le barche da due o quattro posti con il sedile fisso per tutti gli altri atleti vengono chiamate Jole o Iòle. Queste vengono utilizzate anche per gareggiare come singolo, sedendosi al posto di prua, sempre con un timoniere.

 

Poi c’è il Gozzo. Barca molto più pesante delle precedenti, esclusivamente per quattro vogatori di punta, ovvero con un remo solo tenuto saldamente da entrambe le mani - a differenza del “coppia” che significa avere un remo per mano, e anche qui un timoniere. Che poi è la stessa usata da molti pescatori. A Genova su questa imbarcazione si svolgono le gare delle contrade, a cui ho avuto la fortuna di prendere parte.

 

Infine vi è il Galeone. Barca rappresentativa su cui si effettuano gare storiche tra quelle città che sono state in passato le Repubbliche marinare italiane. I convocati che hanno l’onore di rappresentare la propria città in queste sentite competizioni vengono scelti tra gli atleti più prestanti del sedile fisso.

 

Per tutti i tipi di barche a sedile fisso c’è la possibilità di sedersi su una specie di tappetino morbido e liscio, che deve stare entro le misure ufficiali dettate dalla Federazione Italiana Canottaggio Sedile Fisso per essere valido.

 

P.S.: La frase che sentivo di spesso da parte dei canottieri genovesi più maturi era “Nemu a vögiâ n’pöcö“ ovvero “Andiamo a vogare un po’”. Anche se questa non è una traduzione fedele dal dialetto genovese. È più quello che capivo io allora. Per via dell’accento particolare della zona di chi mi parlava mista alla mia pressoché inesistente conoscenza di quel dialetto. Spero che nessun Genovese si sia offeso.

Tutti i racconti

0
0
3

In mezzo al prato 2/2

12 March 2026

«Abito qui di fronte. La casa dalla parte opposta della strada. Era dei miei nonni». Il Pedretti annuì, come se avesse capito di che cosa stava parlando la ragazza. In realtà, da buon cittadino, appena aveva notato uno spazio sotto un platano che cresceva nel cortile davanti all’osteria, ci aveva [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

0
0
1

Andrà tutto bene 1/2

La vita ai tempi del Covid

12 March 2026

I vicini ormai sono diventati rumorosi coinquilini: una coppia di coniugi quarantenni che fanno finta di lavorare da casa, ma in realtà stanno diventando chef stellati di pizze e dolci (la farina è il nuovo oro). I loro figli? Urlano come se stessero salvando il mondo… ma in realtà stanno solo [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

4
4
250

In mezzo al prato 1/2

11 March 2026

Matteo Pedretti non sarebbe entrato nell’osteria se non fosse stato per la luce. Attraversava il vetro smerigliato della porta come se giungesse da una grande distanza. Anche la tinta era diversa. La riconobbe prima di posare la mano sulla maniglia. Lampadine a incandescenza. Erano sparite da anni, [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

5
8
492

Lo hai trovato

11 March 2026

Lo hai trovato Lo hai trovato in un libro In una delle ultime pagine di un romanzo che parlava di un viaggio Verso un paese lontano che non avevi mai visto e solo sognato a occhi aperti Un piccolo fiore secco Che molto tempo prima avevi nascosto Per ritrovarlo solo ora che quel libro non aveva [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

3
5
341

Mi chiamo Chiara e ho 19 anni

10 March 2026

Da quando vivo a Bologna ho imparato una cosa: i portici proteggono dalla pioggia, ma non dalle pessime decisioni sentimentali. Me ne accorgo ogni volta che resto ferma sotto uno di quegli archi, con lo zaino sulle spalle e il cuore che batte più forte del traffico di via Zamboni. I mattoni sopra [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • Rubrus: "Di tal genere se non tali appunto". A volte crediamo che sia un [...]

  • Lawrence Dryvalley: Piaciuto molto. Bell'equilibrio di emozioni giovanili, cultura e nozioni [...]

2
3
149

Aurora Che Deflagra

10 March 2026

Nel fauto soffio del tuo nome, appendo sul cuore il giorno d'amore della mia ambascia di seta come una giacca di luce, e il sorriso labile del primo sole che rischiara boccioli di emozioni, nel refolo d'attesa, impara, tra cumulonembi a respirare dal tuo passo, drappo magnetico che [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • U2108: Brava. E' poesia.

  • Dax: Like...molto romantica

6
9
51

QUESTO CONDOMINIO S'HA DA RIFARE

Sfogo semi-serio ironico di un abitante di condominio urbano standard.

09 March 2026

Questo condominio s’ha da rifare Ma questo condominio è una gabbia di matti! Sicuramente, come ogni condominio che si rispetti, è una bella e brutta rappresentazione del variegato campionario di umanità, uno spaccato di vita per un curioso appassionato di studi sociologici. Tante tipologie di [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Lawrence Dryvalley: Quando si parla (o si scrive) di riunioni di condominio, subito torna alla [...]

  • Chichì: Grazie, Lawrence. È proprio una liturgia tra il tragico e il grottesco, [...]

5
4
601

Quasi cenere

09 March 2026

Lena aveva conosciuto Ivan su un vecchio forum di diorami che quasi nessuno frequentava più. Non sapeva nemmeno se Ivan fosse il suo vero nome. Lei era stata sincera: Lena, 35 anni, castana chiara. Quasi cenere. Il nome del supermercato dove lavorava come cassiera non lo aveva detto e lui non lo [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • Chichì: Bello, scritto in modo coinvolgente.

  • Dax: Ma perché non si è presentato? Un'amicizia è dempre [...]

3
4
258

La partita infinita

08 March 2026

Due amici di pari forza sulla scacchiera, si sfidarono a una partita a scacchi. Decisero di non usare l’orologio, tempo di riflessione illimitato. La prima mossa del bianco fu due passi del pedone di Re. Superarono l’apertura uscendone in perfetto equilibrio di posizione e di pezzi. Nel centro [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Lo Scrittore: l'eterna lotta personificata fra il bianco e il nero, il bene e il male. [...]

  • Dax: Mi è piaciuto però mi ha messo tristezza.Il gioco, la partita, [...]

5
6
566

Dolore e Memoria

08 March 2026

Vent’anni fa un ictus ha portato via mia madre, un ictus emorragico che le ha causato la morte improvvisa, mentre la guardavo impotente. Con lei se n’è andata la mia confidente più preziosa e una grossa parte della mia forza interiore. Crescevamo in un mondo dove le donne dovevano ancora affrontare [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

4
12
90

Il palcoscenico della vita

Storie collorate ad arte tra pittura e scrittura perché sappiatelo finché c'è arte c'è speranza

07 March 2026

Amici lettori, per un breve periodo ci eravamo persi di vista e ora eccomi ritornato alle nostre storie colorate realizzate in collaborazione con l'artista Ligure Adriano Valerio Deandreis. Questa non è una favola ma gli somiglia. C'era una volta Orazio un pappagallo brasiliano dalla coda rossa [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Lawrence Dryvalley: Oltre allo scontato "chi sei davvero?", non saprei... Onestamente, [...]

  • Walter Fest: Lawrence, diciamo che alla prossima il protagonista non sarà lui bensi [...]

3
9
63

Freddo

07 March 2026

La strada per la collina s'era ghiacciata. Viaggiavamo in una sospensione lattea, fatta di cristalli lucidi, rilucenti al sole dell’alba. Ripensandoci, non ci sarebbe stato luogo migliore di quello, in quell’ora del giorno, in questa stagione! L’asfalto pareva coperto di sabbia e zucchero a velo. [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

Torna su