Io e Antonello, il mio collega, saranno già tre settimane che per la pausa pranzo andiamo a mangiare Da Alfio, una trattoria che dista un centinaio di metri dall’ufficio in cui lavoriamo. Oltre una questione di praticità, bisogna ammettere che il cibo risulta veramente ottimo. 
Oggi, essendo martedì, il locale fa uno sconto del 10% sui primi piatti e il 20% sulla prima coppia di clienti ad entrare. Bene, siamo i primi, allora sotto con i primi!
Una volta che il cameriere ci fa accomodare in uno dei tavoli liberi, il mio collega opta per degli spaghetti al pomodoro e due fettine di lacerto di vitello, io, invece per un piatto di ravioli di carne in brodo.
«Ho notato che tutte le volte ti fermi al primo, inoltre prendi sempre pasta ripiena. Ravioli, raviolini, agnolotti, tortellini…» osserva Antonello, per di più abbozzando un sorrisetto. 
Faccio spallucce, non sopporto la gente che esamina ciò che mangio. 
«Comunque, per quel che mi riguarda, sia al primo che al secondo non ci rinuncio» seguita a dire. 
«Idem!»
«Ma quando mai!» mi corregge agitando la mano a carciofo dal basso in alto.
«Ti sbagli!» replico sornione.
«In che senso?» 
«I ravioli che ho appena ordinato esternamente sono costituiti di pasta, quindi rappresentano il primo, mentre la carne racchiusa al loro interno si configura come secondo» gli spiego simpaticamente.
Nel frattempo, nella faccia del mio collega leggo dello stupore.
«Primo e secondo insieme, per non parlare che al momento del conto pago meno di te» aggiungo. 
«Non si può certo negare che hai la risposta pronta!» esclama Antonello e si lascia andare a una risata.
«Ridi, ridi che mamma ha fatto… i ravioli» concludo, schioccando le dita. 
 

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